'L'editto bulgaro dell'amministratore delegato di Seta è bocciato dalla voce libera degli autisti. In condizioni difficilissime, ridotti ad un seggio fatiscente in una stanzina di un sottoscala, è arrivata la valanga: il 51% degli aventi diritto ha votato, Modena ha portato un contributo decisivo per il superamento del quorum. Qui il 96% ha detto no alla tassa sulla stanchezza, che depreda il premio degli autisti in caso di incidente. Questa non è una vittoria della Fit Cisl: è una vittoria della democrazia sindacale'. Così Maurizio Denitto, segretario di Fit Cisl modenese, commenta l'esito del referendum che ha chiamato gli autisti Seta di Reggio, Modena e Piacenza a pronunciarsi sul “meccanismo punitivo che porta via il 40% del premio con un solo incidente del valore di 1 euro, l’80% con due sinistri. È uno degli accordi più pericolosi della storia di questa azienda, che si cerca di imporre con una fortissima pressione. Ora i lavoratori hanno parlato, lo tsunami è qui. Grazie agli autisti per il loro coraggio e al sindacato Orsa, l'unico ad aver combattuto con noi questa battaglia'.
A Modena hanno votato 165 autisti. Ben 158 i no, solo 7 a favore.
Il referendum era stato lanciato contro l’accordo del 12 febbraio dalla Fit Cisl, unica forza sindacale che non ha firmato. 'Seta ha cercato di ostacolare il voto, negando spazi, quasi tutti i permessi sindacali e usando toni intimidatori contro Fit. La situazione è stata surreale – incalza Denitto –: l'azienda si muoveva in modo antisindacale, rimediando una prima diffida; gli altri sindacati prima hanno ironizzato, poi capito l’onda di piena e infine hanno tentato di scoraggiare il voto'.'Con la mancanza di trasparenza denunciata più volte dalla Magistratura contabile, il 16 aprile è andato in scena l’ultimo imbarazzante atto – racconta Aldo Cosenza, leader Fit Cisl Emilia-Romagna –: è stato firmato un verbale con la scusa di ritocchi all'accordo 2024-2026 sul premio di risultato, per far scattare l’effetto ‘ti piace vincere facile’. Temendo una bocciatura anche al referendum del 5 maggio, sono state alterate le regole del gioco per chiamare a votare non solo gli autisti ma anche impiegati, meccanici e custodi'. Il sindacalista rileva che 'quell’accordo del 2024-2026, tuttora vigente, portava anche la firma di Fit Cisl. Il nostro sindacato è stato artatamente estromesso dall’incontro del 16 aprile, la sua sigla è stata cancellata e ora si punta al referendum farsa. Un fatto gravissimo e scandaloso'.
'Lo dico con forza agli altri sindacati: il nostro compito è difendere i diritti di chi lavora, non mettergli le mani in tasca – ammonisce Cosenza –. Chiamare al voto chi non c'entra nulla significa voler spremere gli autisti per far quadrare i conti dell'azienda. Così si favorisce solo la fuga di chi guida gli autobus, peraltro già molto evidente'.
La Fit Cisl Emilia-Romagna chiede ai soci pubblici di Seta di prendere posizione: 'Non è economico né indice di buona gestione perdere autisti e preziose competenze acquisite con tanta fatica. Tutelate la vostra azienda e riportatela nell’alveo della responsabilità pubblica. Intanto noi ci muoveremo in tutte le sedi e non escludiamo un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti sulla condotta dei vertici di Seta'.


