L'indice Ftse Mib lascia sul terreno il 5,17% a 22.547 punti e brucia così quasi 39 miliardi di euro di capitalizzazione in una sola giornata.
Sale ancora lo spread fra Btp e Bund che tocca, sulla piattaforma Bloomberg, i 225 punti. Il rendimento del decennale italiano è pari al 3,713%, un livello che non vedeva dal febbraio del 2014 e superiore all'impennata vista nel 2018, anno in cui il differenziale subì gli effetti dell'incertezza politica del nostro paese.
A piegare gli indici il dato sull'inflazione americana che non ha lasciato più dubbi su un nuovo intervento corposo sui tassi della Fed già mercoledì, all'indomani dell'ufficializzazione di un suo prossimo intervento, il primo, nella stessa direzione da parte della Bce. Quest'ultima, per quanto riguarda l'Italia, ha deluso le attese di chi puntava a uno scudo anti-spread per i paesi periferici dell'eurozona. E nel movimento generalizzato all'insù dei rendimenti dei bond si è ampliato ancora il differenziale fra il Btp e il Bund (a 224,1 punti) col rendimento del decennale italiano tornato ai massimi da febbraio 2014 (al 3,75%).
In parallelo hanno sofferto i mercati azionari dove sono crollati prima di tutto le banche, in Italia più che altrove penalizzate dal calo dei prezzi dei titoli di Stato. A guidare il tonfo è stata Bper (-12,9%), nel giorno in cui ha presentato il nuovo piano, insieme a Banco Bpm (-12%). Ma non hanno fatto molto meglio Fineco (-9,4%), Unicredit (-9,1%), Azimut (-9%), Banca Generali (-8,3%), Unipol (-8,2%) e Intesa (-7,3%). Nel paniere principale si è salvata solo Atlantia (-0,22%).


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