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Appennino, sanità alla deriva: eppur per chi governa tutto va bene...

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E chi protesta? Gli stessi amministratori che, pare caschino dalle nuvole, quando affermano che l'Ausl non ha mantenuto gli accordi


Appennino, sanità alla deriva: eppur per chi governa tutto va bene...
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La situazione della sanità in appennino mostra tutto e il suo contrario sullo stato dell'arte, quando le questioni politiche varcano i 600 metri di quota e non c'è un vero interesse politico ed economico sul territorio, e a niente servono le vane parole su un presunto interesse dei cittadini.

Le chiacchiere stanno a zero, come dicono in quella Roma che gli amministratori locali tirano per la giacchetta quando si parla di sanità pubblica e tagli correlati. La verità è che il sistema emiliano-romagnolo non regge più e allora le unità periferiche saltano, con buona pace dei proclami e delle unità di intenti di amministratori pur di colore diverso.

Gli scossoni arrivano da lontano ed è inutile che il Pd e i suoi amministratori oggi colpevolizzino le politiche del Governo.

Nell'autunno 2011, con Canovi fresco di rielezione e Sabattini a sedere in Provincia, già si discuteva del punto nascite di Pavullo e dell'allora Pal, con riunioni stracolme al cinema Mac Mazieri e successivi incontri negli anni a seguire. Nel 2014 la polemica si spostò a Fanano dove la questione che agitava la cittadinanza era la chiusura del punto di primo intervento, all'epoca c'era Lorenzo Lugli, sempre in quota Pd, a precedere Muzzarelli II. I sindaci dell'alto Frignano, ad eccezione dell'allora sindaco di Montecreto Maurizio Cadegiani, si piegarono all'Ausl con qualche scaramuccia campanilistica tra Sestola e Fanano per via della collocazione della Casa della Salute, che, nel comparto Fanano-Sestola-Montecreto, restava periferica essendo la sua destinazione collocata nel primo comune. E nel frattempo venivano tolte le guardie mediche dall'ambulanza, sostituiti da infermieri del 118, sorveglianza h12 e grandi responsabilità sui volontari.

Poi nel 2017 la mazzata, chiude il punto nascite a Pavullo, con buona pace di chi aveva eletto Luciano Biolchini, sperando che questi battesse i pugni sul tavolo col CTSS. Per l'ospedale di Pavullo venne presentato un piano di riqualificazione complessivo che comprendeva diversi investimenti strutturali: l’attivazione di un’auto medica h24, l'ampliamento e rifacimento del pronto soccorso, dei parcheggi e delle sale operatorie; in programma anche la riqualificazione operativa del pronto soccorso, del 118, dell'elisoccorso, delle chirurgie generale, ortopedica e l'estensione della Tac migliorando così l'offerta per tutto l'alto Frignano. Una sorta di contentino prima della mazzata, perché accanto alla lista degli investimenti promessi è venne ufficializzata la proposta di cessazione dell’attività di parto. Boccone amarissimo ingoiato da chi oggi dice che la pantomima del governo che taglia la sanità alle povere regioni non regge più. Ma alzare la voce dall'opposizione è più facile lo dimostra bene proprio l'attuale governo, il quale però è in carica dal 2022. Dal 2011 a questa parte si sono succeduti: l'ultimo Berlusconi (che già scricchiolava), Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte I, Conte II e Draghi.

Nel 2020, quando la regione apparve per la prima volta contendibile, da Campogalliano si levò una voce che gridava “riapriremo il punto nascite di Pavullo”! E nel frattempo sono passati ormai quattro anni, nemmeno l'ennesimo cambio di colore in giunta a Pavullo sembra avere il potere deterrente di far realizzare questa “promessa”, anzi. Sembrerebbe quasi un che di puntitivo, della serie, non ci votate più e allora il punto nascite ve lo scordate. Ma se il Pd ha sempre meno consenso nelle aree montane, forse qualche domanda dovrebbero porsela.

Tuttavia, alcune sacche di “resistenza”, a livello amministrativo, paiono resistere, seppur venga il sospetto che si tratti di amministrazioni di sistema, che non spinte da un vero trend politico. La differenza tra le elezioni politiche e quelle amministrative in termini di consenso la dicono lunga su un partitone ancora ben permeato nella società appenninica e l'incapacità dei partiti di maggioranza relativa di centro destra di tradurre il consenso nazionale in una classe dirigente locale di livello.

Così si arriva all'oggi, il punto di primo intervento di Fanano sopravvissuto al Pal del 2011 che si trasforma in  CAU e che vede l'impedimento dei medici a uscire in ambulanza. Sestola che si ritrova con un call center al posto della guardia medica e tutto l'alto Frignano con un solo medico di continuità assistenziale per sei comuni. E chi protesta? Gli stessi amministratori che, pare caschino dalle nuvole, quando affermano che l'Ausl non ha mantenuto gli accordi. Assolti per non aver compreso il fatto, oppure c'è qualcosa che i cittadini non sanno?

L'Ausl dal canto suo si dichiara innocente e dice che il sistema funziona. E allora che dire? Parafrasando i CCCP che in questi giorni festeggiano il quarantennale della loro ortodossia, “eppur tutto va bene, va tutto bene, manca un po' d'appetito e il valium per dormire l'ho finito!”

Stefano Bonacorsi

Stefano Bonacorsi
Stefano Bonacorsi

Modenese nel senso di montanaro, laureato in giurisprudenza, imprenditore artigiano, corrispondente, blogger e, più raramente, performer. Di fede cristiana, mi piace dire che sono ..   Continua >>


 

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