Pd, quei baci e abbracci di facciata tra Schlein e Bonaccini
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Pd, quei baci e abbracci di facciata tra Schlein e Bonaccini

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Abbracci strumentali e solo di facciata anche perchè va ricordato che la lotta tra i due alle primarie è stata dura


Pd, quei baci e abbracci di facciata tra Schlein e Bonaccini
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Prima la clamorosa uscita dal Pd di Fioroni, il leader dell’ala cattolica del Pd, quella proveniente dalla Margherita, che ha detto: “Non è più la mia casa il Pd della Schlein, troppo estremista, che vuole liberalizzare le droghe leggere ed aprire alla famiglie arcobaleno e all’Lgtb, un partito insomma  diverso da quello immaginato da Veltroni del 2007”. Poi l’uscita polemica di Andrea Marcucci, dirigente dell’ala diessina del Pd, che è stato capogruppo alla Camera con Zingaretti segretario, che si è detto “frastornato in un partito che non mi rappresenta più, un partito alla Melenchon, non in grado di contemperare le due culture prevalenti all’interno del Pd, come aveva pensato Veltroni, perché con la Schlein pragmatismo e riformismo sono messi in soffitta”. 

Elementi di “forzatura” nella nomina dei due nuovi capigruppo a Camera e Senato, Braga e Boccia,  sono stati rilevati anche da Lorenzo Guerini, ministro della Difesa per il Pd nel governo Draghi, da Simona Malpezzi, capogruppo dei senatori, fatta fuori da Boccia, dal senatore reggiano Graziano Delrio che ha detto di “avere saputo dai giornali quali capigruppo avremmo dovuto votare, senza quindi rispetto alcuno per la minoranza interna, quella rappresentata da Bonaccini. Temo dunque - ha aggiunto – la nascita di un partito personale, come si era detto di evitare dopo l’esperienza renziana”. Analogo disagio è stato manifestato da Cottarelli, eletto deputato alle politiche di settembre (pur non essendo iscritto al Pd) che si è detto pure lui “frastornato” dall’esito del congresso.  Infine l’eurodeputata Elisabetta Gualmini che ha anticipato tutti dicendo che si presenterà candidata nel 2005 alla presidenza della Regione Emilia al posto di Bonaccini.

Aggiungendo polemicamente “che il Pd non dovrà essere un partito estremista, dei soli diritti e solo antifascista, perché in Emilia c’è un’area riformista e moderata ben presente nel Pd che ha votato Bonaccini”.  

Se questa è la situazione di divisioni interne che permangono tra massimalisti e riformisti, risultano ipocriti e destinati appositamente per fotografi e telecamere, i plateali abbracci e baci tra la Schlein e Bonaccini, nel rispetto della coreografia e della liturgia classica della sinistra ex Pci, dura a morire anche di fronte alla realtà dei fatti e al mutamento delle situazioni.

E i fatti sono che con la Elly si torna alla retorica dell’uomo (in questo caso donna) solo al comando, come fu per Renzi, del segretario che tutto fa e tutto decide (come dimostrato dalla sua scelta dei due capigruppo e del primo sgarbo a Bonaccini che ne aveva chiesto uno), della svolta che la nomenclatura definisce sempre “storica” del partito, che non è mai responsabile degli errori e dei ritardi quando è ì al governo del Paese (e lo è stato negli ultimi dieci anni con ministri importanti come Bersani, Gentiloni, Letta, Minniti,  Pinotti, De Micheli, Boccia, Provenzano, Lamorgese, Guerini, Franceschini e altri). 

E che il giorno prima della cena alla Polisportiva San Faustino, quando Schlein e Bonaccini si sono abbracciati promettendo che non ci saranno più litigi nel Pd, Bonaccini era appena tornato da un viaggio in America, organizzato dalla Regione (ma di questo non ne ha fatto cenno) insieme ad una delegazione di industriali, con visita alla Nasa di Houston in Texas per avviare collaborazioni col polo americano dell’industria aerospaziale. Dunque una missione con industriali privati e per giunta in America proprio nei giorni in cui la nuova segretaria  attaccava su tutti i fronti il governo Meloni ponendosi su posizioni di estrema sinistra, mentre al contrario Bonaccini proseguiva nella sua già collaudata politica pragmatista e riformista. Dunque due pensieri, due visioni politiche opposte che li caratterizzano e li dividono. Abbracci dunque strumentali e solo di facciata anche perchè va ricordato che la lotta tra i due alle primarie è stata dura e che gli iscritti hanno preferito Bonaccini col 53 per cento dei voti.

Ma che la Schlein al momento non abbia dato nessuna scossa all’elettorato lo conferma l’esito delle regionali in Friuli Venezia Giulia dell’altro giorno col clamoroso successo del presidente uscente Fedriga che, con la sua lista di centro destra, ha ottenuto il 65 per cento dei voti.

Cesare Pradella

Cesare Pradella
Cesare Pradella

Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per cinque..   Continua >>


 

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