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Primo giorno d'estate: ma è tutto pronto per la 'tempesta perfetta'

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Siamo stati tirati in ballo in una guerra che neppure doveva iniziare e che, comunque, non ci appartiene...


Primo giorno d'estate: ma è tutto pronto per la 'tempesta perfetta'

Stiamo per entrare in quella che molti economisti chiamano “la tempesta perfetta”. Dopo le vacanze estive, ne sentiremo i primi morsi veramente feroci e milioni di italiani si troveranno a superare la soglia della povertà. Questa tragedia poteva essere evitata? Sicuramente sì, ma avremmo dovuto essere governati da una classe politica diversa, più qualificata e che veramente ama il proprio Paese e lo protegge. Questa “tempesta perfetta” nasce dalla contemporaneità di tanti fattori. Vediamo i principali. Il cambiamento climatico sta portando alla desertificazione e la mancanza di acqua significa in prima battuta colpire l’agricoltura. I prezzi di frutta e verdura sono raddoppiati, ma pensioni e stipendi restano uguali. Da anni la Coldiretti chiede ai vari governi di costruire dighe e creare invasi artificiali, per governare le acque e produrre anche energia elettrica pulita.
È stato come parlare a un muro e gli unici commenti sono arrivati da due fisici, Rubbia e Zichichi, che si occupano di nanoparticelle e che si sono improvvisati climatologi. La loro verità scientifica è stata che il cambiamento climatico non esiste. Anzi, stiamo entrando in una nuova piccola glaciazione!

Altro elemento della “tempesta perfetta” è la crisi alimentare dovuta ai cereali ucraini bloccati a Odessa. Ci sono Paesi come l’Egitto che dipendono al 90 per cento da questo grano, ma è anche vero che la produzione mondiale è di 790 milioni di tonnellate e l’Ucraina, al decimo posto come produttore dopo Paesi come USA, Germania e Francia, contribuisce con 25 milioni. Davvero dobbiamo credere che parte del mondo patirà la fame per questo grano fermo a Odessa? Gli altri produttori non possono intervenire in aiuto? La crisi alimentare porterà un incremento degli sbarchi di extracomunitari specialmente in Italia, con devastanti conseguenze sul piano sociale, economico e criminale. All’Europa, così generosa di compitini nei nostri confronti, poco importa di questo esodo biblico annunciato e sicuro nel suo addivenire. La cosa importante è che questi emigranti irregolari restino in Italia; è un problema nostro e non dell’Europa e purtroppo noi, a Bruxelles o a Strasburgo, abbiamo rappresentanti in vacanza a nostre spese.

Gli ultimi due elementi sono le sanzioni che facciamo alla Russia. Sono uno strumento di pace, ci hanno detto, per costringere Putin a sedersi a una tavolo di trattative. In questi tre mesi di guerra, l’Italia ha aumentato di quasi un milione il numero dei poveri assoluti e non siamo ancora entrati nella vera crisi. E cosa accade in Russia? Il rublo non è mai stato così forte e alla venticinquesima edizione dello SPIEF a San Pietroburgo, il forum economico russo, sono stati firmati accordi per 95 miliardi di dollari. Questa settimana, le riserve estere della Russia sono aumentate di 3,3 miliardi di dollari, arrivando a 594,6 mld; l’avanzo delle partite correnti a maggio è stato di 110 mld (era di 96 mld ad aprile); nel IQ, il PIL è cresciuto del 3,5% rispetto allo scorso anno. Stiamo spezzando le reni a Putin e ai suoi. In contrapposizione, tra la mancanza di materie prime e la speculazione, tutto ha triplicato il costo e sempre più cittadini s’indebitano, perdono il lavoro, la casa, non sanno come arrivare al traguardo del 27 del mese.

La pandemia e il costo dell’energia ha già costretto la chiusura di tanti piccoli esercizi, ma ci stiamo apprestando ad altre novità negative: cosa è andato a fare il Presidente Bonomi di Confindustria a Kiev? L’ipotesi più probabile è che i grandi gruppi pensino già al business della ricostruzione e alla delocalizzazione. In Ucraina, un operaio specializzato ha una paga di circa 400 euro mensili e con questo ho già detto tutto. Solidarietà industriale: un valore che distingue noi liberali e democratici dalle dittature autarchiche (produce guadagni maggiori e manda a spasso i nostri lavoratori).

Concludiamo con la questione “armi”, che tanto appassiona il popolo grillino. Servono per consentire all’Ucraina di difendersi (o per portarla alla vittoria e sconfiggere la Russia, la cosa non è chiara) e Zelensky promette che con i nuovi lancia razzi multipli a lunga gittata e in arrivo, presto ci sarà una controffensiva. L’Armata Russa sarà costretta a rientrare nei propri confini. Intanto, gli ucraini denunciano d’aver ucciso almeno 30 mila soldati di Mosca ed è presumibile che la stessa cifra possa corrispondere alle perdite di Kiev: quanti ragazzi anche giovanissimi che non torneranno a casa, forse non avranno neppure una tomba per piangerli. Mandati a morire da chi – americano, ucraino o russo che sia - resta al sicuro nei bunker presidenziali e tiene discorsi alla televisione, protetto da guardie armate.

A margine, due annotazioni: è vero che quando esiste la volontà politica non ci sono ostacoli insuperabili – noi abbiamo buttato nello sciacquone la Costituzione che ci vietava di partecipare a conflitti – ma secondo il Regolamento dell’Unione Europea e della stessa NATO, un Paese belligerante o che abbia contestazioni di territori interni (come l’Ucraina, la Serbia, la Moldavia e la Georgia), non ne possono far parte. Ma allora di cosa stiamo parlando? Quale era lo scopo di tutti questi viaggi della von der Leyen e dei discorsi di Zelensky in collegamento via web a Parlamenti riuniti con tanto di standing ovation? Sono serviti a motivare la popolazione ucraina, i poveri contadini e operai con il Kalashnikov a tracolla, affinché non smettano di combattere. Forza ragazzi: andata a morire, che fra poco il vostro Paese diventerà la succursale di Beverly Hills con lavoro e soldi per tutti, città ricostruite, giardini, teatri e potrete venire in Europa senza neppure richiedere il visto!

Qualcuno obietterà che esistono questioni morali che superano quelle prettamente economiche, valori la cui difesa si paga a qualsiasi prezzo. Perfetto. In questi giorni, i vari responsabili prevedono che il conflitto potrebbe durare 5/10 anni e noi non si deve mai smettere di sostenere Kiev con armi e denaro. Il denaro per aiutare i nostri pensionati con la minima o i 6 milioni di poveri assoluti non si trovano; per le armi ci sono: i nostri valori lo impongono! Ma perché la Russia ha invaso l’Ucraina? In questi mesi abbiamo sentito da autorevoli esperti e celebri conduttori televisivi e giornalisti molte spiegazioni diverse (e già questo dovrebbe insospettire): Putin vuole ricostruire l’Unione Sovietica. No: Putin vuole ricostruire l’Impero zarista. Fermiamolo adesso o domani le truppe di Mosca saranno ai nostri confini! Peccato che alcuni Stati dell’ex URSS oggi siano in Europa e nella NATO e questo ipotetico obiettivo del Presidente russo significherebbe la Terza Guerra Mondiale senza discussioni e tavoli diplomatici. Tutta l’Alleanza Atlantica in armi contro di lui.

Resta quella originale e dichiarata dal Papa: l’America ha abbaiato al Cremlino con un esercito – quello ucraino – rafforzato e istruito da uomini del Pentagono, con l’installazione di laboratori batteriologici (la Russia ne dichiara 46) dalle dubbiose finalità e con la prospettiva di piazzare domani missili a testata nucleare e a due minuti da Mosca. Tutto il resto è chiacchiera, ipocrisia, falsità di chi mente sapendo di mentire. Arroganza di taluni che ieri scrivevano o parlavano del cappellino della regina ed oggi dissertano di geopolitica. E’ la propaganda occidentale per nascondere le vere responsabilità di tanto dolore e morti, di tanta distruzione.

Siamo stati tirati in ballo in una guerra che neppure doveva iniziare e che, comunque, non ci appartiene. Si sta giocando una partita di Risiko, dove qualcuno ha messo a disposizione il proprio Paese ad un terzo giocatore che, astutamente, è riuscito a salvaguardare se stesso e far pagare le conseguenze a tutti. Chi perde soldati e civili? Chi guadagna sostituendosi alla Russia come fornitore di materie prime? Se i vari Draghi, Macron, Scholz avessero avuto il coraggio di restare neutrali, non scattare sull’attenti agli ordini di Washington, non avremmo avuto neppure un morto in Ucraina, perché è più facile far combattere guerre per procura, che vedere i propri ragazzi tornare a casa avvolti da una bandiera a stelle e strisce.

Massimo Carpegna



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Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Visiting Professor London Performing Academy of Music di Londra. Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli..   Continua >>


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