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Processo Aemilia e mafie, non illudiamoci troppo...

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Le domande senza risposta sono troppe. Di quello che resta in profondità, dell'humus marcescente in cui ogni malaffare affonda le sue radici, prende forma e nutrimento, nessuno ne vuole scrivere e ne vuol parlare


Processo Aemilia e mafie, non illudiamoci troppo...

In confindenza...
Non illudiamoci troppo. L’indagine Aemilia ha scosso violentemente il Sistema, ma ha raso al suolo solo quello che stava in superficie. Di quello che resta in profondità, dell’humus marcescente in cui ogni malaffare affonda le sue radici, prende forma e nutrimento, nessuno ne vuole scrivere e ne vuol parlare. Nessuno ricorda. Nessuno sa. Non si vuol vedere. O come mi diceva un amico qualche giorno fa “ non possiamo sparare addosso a tutti”.



E allora che facciamo? Ci teniamo stretti e osannati a furor di popolo come paladini dell’antimafia quegli stessi amministratori della cosa pubblica che per anni hanno assistito a ruberie, fallimenti milionari, false fatturazioni, distribuzioni di bonus, prebende, caramelle e biscottini a pseudo consulenti, amici del partito, raccomandati dal mafioso o dal massone di turno? Ci teniamo sindaci un po’ tonti, onorevoli cialtroni che giurano di non aver mai immaginato che ci fosse la mafia? Presidenti di enti, società, consorzi che si prestano a fare gli imprenditori del cavolo con i soldi degli altri, o a sottoscrivere protocolli di legalità con emeriti pregiudicati, magari dopo aver appena finito di truffare ignari cittadini con strepitose imprese immobiliari? Ci teniamo i signorsì che autenticano quello che decide la lobby massona e mafiosa che continua a spolpare questa povera Italia? E chi controlla questi qui? Gli stessi dormienti, acquiescenti signori che dimenticano per anni gli esposti nei cassetti? O i prefetti mordi e fuggi? O quei questori che si lasciano sedurre da cene, cavalli, o bellezze da night club? Chi garantisce i requisiti della classe dirigente di questa città (Reggio Emilia)? E che cosa si intende per requisiti? Un elenco di incarichi altisonanti, che copre altrettante amministrazioni fallimentari? Un elenco di nomine come presidente di pinco pallino, quando di fatto si è dei perfetti analfabeti, burattini, prestanome e servi di partito? Pseudo paladini antimafia che fingono di denunciare la ndrangheta, mentre fanno magari affari con Cosa Nostra! Eh già! Perché c’è chi chiude una porta per aprire un portone. I colletti “neri” di questa città (Reggio Emilia) permangono al loro posto. Sono pronti ad intrecciare nuove liaisons. Pensate che Aemilia li fermerà? Illusi! Questi hanno già pronti nuovi appalti d’oro, false bonifiche, opere faraoniche e inutili. Si chiuderanno presto in un nulla di fatto anche le indagini sulla discarica di Poiatica. Del resto perché mai a Poiatica dovrebbe mai accadere il miracolo, se la giustizia e la verità non trionfano neppure nelle terre dei fuochi dove i bambini muoiono a centinaia per leucemie e tumori?

Che importa se gli ambientalisti avevano tutte le carte in regola per sbugiardare il sistema? I siti di certi file sono stati persino oscurati in rete, resi introvabili, o spariti, anche altri documenti chiave dal sito della Regione e della Provincia! Un disguido? Ma certo! Come è sparita la cronologia degli esiti delle gare d’appalto di Iren Ambiente! Sparito lo studio sull’aerosol microbiologico insalubre per la salute che si respira a Poiatica! Trasferito il direttore di Iren Ambiente! Mai resi noti gli studi che un consulente di Enel rilasciò ad Iren per l’impatto ambientale della discarica di Montequerce a Poiatica! Mai resi noti i legami tra la società Idrologica dove è presente il dottor Alberto Montanari ed Enel! Mai resa nota l’urgente necessità di utilizzare amianto vetrificato che produce Enel per ritombare la discarica di Poiatica! Mai resi noti i nomi di chi ha prodotto e trasportato il fatidico biostabilizzato a Poiatica, nonostante che il sindaco, Iren e la Provincia conservino ogni sorta di documentazione! Mai resi noti i produttori dei rifiuti che nove camion di privati portavano in discarica! Mai reso noto il nome di chi in comune a Reggio prendeva accordi per gli appalti da dare alla Transcoop, come riferito da un indagato di Aemilia. Del resto un brigadiere della Forestale qualche mese fa mi ha dato per certo che tutto l’eternit e l’amianto della regione viene smaltito in Germania. Peccato che documenti alla mano, abbia la certezza assoluta che l’eternit sia stato conferito a Montignoso, e a tonnellate. Fatturato da chi? Da Unirecuper! Trasportato da chi? Da Transcoop! Cos’è Montignoso? Montignoso è una località toscana in cui sta per scoppiare una discarica di rifiuti pericolosi. A Montignoso c’è un’indagine sullo smaltimento illecito di eternit e scorie dell’Ilva che gli Ercolano spedivano direttamente dalla Cisma di Augusta, o da Pasquasia tramite i camion di una ditta catanese. Ma non solo. A Montignoso arriva l’eternit della Nial Nizzoli e della Gheo di Brescello. Arriva eternit dal Veneto, dalla Calabria, dalla Campania. Del resto non c’è solo il brigadiere della Forestale a non essere ben informato.

Anche Enrico Bini durante l’audizione alla commissione parlamentare sulle ecomafie, non è riuscito a spiegare nulla sul biostabilizzato. Un vero peccato. Mi aveva chiesto proprio una relazione scritta sull’argomento. Non capisco proprio perché non abbia saputo rispondere! Così come non capisco perché quando si ha per amico e socio d’affari in Fitalog, il presidente del Cermec di Massa Carrara Emanuele Giorgi, dove si produce compost e non si sa dove metterlo, a Bini non sia mai venuto in mente di chiedergli se per caso anche il biostabilizzato toscano arrivato a Poiatica arrivasse da lì! Ma le domande senza risposta sono troppe e non vorrei tediarvi.

Maria Petronio

 



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