L'inchiesta aveva consentito di disvelare un vero e proprio 'sistema' finalizzato a favorire l'ingresso illegale e lo sfruttamento di cittadini stranieri, di nazionalità brasiliana, moldava e turca, che, previa corresponsione di consistenti somme di denaro, venivano dotati di documenti e certificati di abilitazione professionale falsi, per essere impiegati come autotrasportatori nelle aziende italiane ed estere riconducibili all'imprenditore. Dietro un primo pagamento di 500 euro ricevevano 'la dichiarazione di invito' necessaria per l'ingresso in Italia. Una volta giunti sul territorio nazionale, erano accompagnati presso la sede di una delle società dell'imprenditore, sita a Piacenza, dove, dietro pagamento di ulteriori 500 euro venivano muniti di documenti falsi per poi essere assunti come autotrasportatori alle dipendenze del proposto. Il costo di ogni ''pratica'' si assestava tra i 2.000 e i 2.500 euro.
I lavoratori fornivano le loro prestazioni in condizioni assolutamente degradanti. Gli autisti, infatti, erano sottoposti a turni di lavoro massacranti, non potendo fruire di riposi giornalieri o settimanali, costretti a guidare giorno e notte senza adeguato riposo. Oltre agli introiti percepiti mediante lo sfruttamento e il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, l'imprenditore riusciva a trarre ulteriore profitto offrendo alloggi caratterizzati da condizioni igienico-sanitarie pessime. Ai lavoratori, in particolare, era garantito il pernotto all'interno di baracche o container, o addirittura all'interno dell'abitacolo degli stessi mezzi pesanti, parcheggiati presso la ditta di Autotrasporto dell'uomo, dietro pagamento di una somma di denaro pari a 100 euro al mese.
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