In un primo momento le cause del decesso dell'uomo sembravano poter essere ricondotte ad un malore, ma il quadro emerso dall'autopsia avrebbe invece indotto gli inquirenti a ritenere potenzialmente sussistenti delle responsabilità della coppia, legate, non è escluso, alla somministrazione di farmaci all'anziano. I due dopo il ritrovamento del cadavere, ad opera del figlio della vittima, erano già stati sentiti come persone informate sui fatti.
L'ordine di arresto tra l'origine delle attività investigative partite il 31 luglio quando il cadavere dell'uomo era stato trovato disteso sul letto, privo di segni di violenza. I Carabinieri della stazione di Finale Emilia e della compagnia di Carpi, intervenuti sul posto su segnalazione dei familiari della vittima, effettuarono i primi accertamenti a cui seguirono approfondimenti Nucleo Investigativo di Modena. Le fonti di prova acquisite anche mediante intercettazioni eseguite con captatori informatici, hanno consentito di stringere il campo sui due indiziati. Il fatto che potessero avere accesso all'appartamento dell'anziano dove l'uomo venne di fatto segregato e ridotto ad uno stato che non gli consentiva di reagire, il rapporto avuto con la vittima tre anni prima. Insieme al complice, già accusato di maltrammenti nei suoi confonti, avrebbe somministrato continuativamente per lungo tempo una massiccia dose di psicofarmaci al fine di mantenerlo in uno stato di costante incoscienza. Condizione che poteva permettere loro di impossessarsi ripetutamente del denaro presente nella camera da letto dell'anziano, e di utilizzare auto e abitazione della vittima. Prima dell'effetto letale dei farmaci somministrati. La donna si trova in carcere mentre per l'uomo sono stati concessi gli arresti domiciliari.



