La decisione soddisfa per ora la difesa. 'Come difesa ci dichiariamo soddisfatti in quanto di fronte a capi di imputazione di tale gravità non possono rimanere zone d’ombra. La perizia psichiatrica che il giudice ha ammesso è finalizzata a verificare se ci fossero dei problemi di natura psichiatrica a carico del nostro assistito che possano avere avuto un'incidenza sui fatti di reato contestati' - spiega il legale della difesa Enrico Fontana.
In tribunale, oggi, presente anche la vittima, la donna cinquantenne che quel pomeriggio di agosto venne scaraventata a terra, rapinata, violentata e quasi strangolata mentre si trovava in bicicletta nei pressi delle casse di espansione del fiume Panaro. Nonostante il peso emotivo della mattinata, la donna, al termine dell'udienza, ha espresso piena fiducia nell'operato della magistratura: 'Sono soddisfatta delle parole del giudice e del PM. Sono convinta che valuteranno bene la questione e si prenderanno del tempo per giudicare questo 'essere'. Sono molto fiduciosa'
La vittima ha poi voluto sottolineare alcuni aspetti tesi a supportare l'ipotesi di un atto intenzionale e premeditazione: 'Lui era consapevole di quello che faceva perché è uscito preparato. Aveva la corda, il passamontagna, conosceva tutti i posti. Conosceva benissimo tutta la zona e, visto che erano parecchi giorni che facevo lo stesso giro, mi teneva strettamente monitorata'. - afferma all'esterno del tribunale. In tribunale l'imputato è apparso in tutta la sua fisicità. 'È un ragazzo fisicamente molto grande' ha ricordato la donna di fronte ai cronisti. 'ome avrei potuto difendermi? Soprattutto di fronte all’efferatezza e alla violenza che ha usato nei miei riguardi. Non avrei mai potuto'.
Un trauma, quello da lei subito, che ha lasciato strascichi pesanti sulla quotidianità e sulle libertà personali della vittima, costretta a fare i conti con la paura anche a distanza di mesi. 'Molte cose nella mia vita sono cambiate. Per la paura ho dovuto cambiare molte abitudini, ma sono comunque un po' più serena', ha concluso prima di lasciare il palazzo di giustizia.
Indagini complicate, poi la svolta e l'arresto dell'uomo nell'ottobre 2025
I poliziotti della Squadra mobile di Modena arrestarono nell'ottobre 2025, al termine di indagini fatti anche di numerosi appostamenti nell'area, del giovane, accusato dei reati di violenza sessuale pluriaggravata, rapina aggravata e lesioni aggravate, commessi il 19 agosto precedente nei confronti di una donna solita frequentare in bicicletta il percorso naturalistico nell'area delle casse di espansione del fiume Panaro, tra i comuni di Modena e San Cesario.
La vittima, mentre percorreva in sella alla sua bicicletta il percorso naturalistico lungo il fiume Panaro, era stata spintonata e aggredita dall’indagato. Il ragazzo aveva trascinata in un punto isolato e non visibile, le aveva legato con una corda prima le mani e poi il collo e infine l'aveva violentata. Consumata la violenza sessuale, l’arrestato aveva rapinato la donna della bici del valore di circa 4mila 500 euro, degli effetti personali e del cellulare.
Sul luogo dello stupro, allertati dalla vittima, intervennero gli agenti di Volanti, Squadra mobile e Scientifica della Questura.
Attraverso l’analisi delle celle telefoniche attivate nella zona dove era avvenuta la violenza, gli investigatori individuarono l’utenza cellulare dell’uomo, compatibile con la sua presenza nell’ora e nel luogo di consumazione del delitto.
Nel corso della perquisizione dell’abitazione dell’arrestato, i poliziotti hanno rinvennero la forcella della bicicletta e gli indumenti che l’uomo indossava in occasione della violenza sessuale. Su indicazione dell’indagato inoltre, venne recuperato anche il telaio del mezzo all’interno di un canale.
Le impronte digitali del giovane infine, vennero comparate dagli esperti della Polizia scientifica con i frammenti di segni da lui lasciati sullo schermo del telefono e su una lente degli occhiali della vittima che erano stati sequestrati dai poliziotti nel primo sopralluogo.



