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Chiusura punti nascita Pavullo e Mirandola: se ne riparla a settembre

Chiusura punti nascita Pavullo e Mirandola: se ne riparla a settembre

L'On. Baruffi al termine dell'incontro che una delegazione PD ha avuto al Ministro: "Promesso un confronto istituzionale con la Regione Emilia-Romagna con l'obiettivo di ricercare soluzioni il più possibile condivise'


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Una delegazione di parlamentari emiliani del Pd ha incontrato ieri a Roma, presso il Ministero della Salute, il sottosegretario Davide Faraone per sostenere la richiesta, presentata dalla Regione Emilia-Romagna, di ottenere una deroga alla normativa nazionale e mantenere in funzione sei Punti nascita, in altrettanti ospedali del territorio, che per ragioni specifiche, non hanno raggiunto il tetto annuo dei 500 nati. Per Modena, coinvolta per gli ospedali di Mirandola e Pavullo, era presente il deputato Davide Baruffi. Che al termine dell'incontro ha tracciato il punto della situazione

 “Abbiamo deciso di parlare direttamente con il Governo per rappresentare la specificità delle diverse situazioni, da quelle del cratere a quelle dell'Appennino. Non è nostro compito disquisire sugli standard previsti né chiedere meno del massimo in termini di sicurezza e adeguatezza dei presidi: queste sono appunto valutazioni che spettano ai tecnici competenti. È nostro compito invece rappresentare la complessità dentro cui queste scelte si collocano, affinché le necessità dei territori più fragili e delle comunità interessate siano tenute in debita considerazione. Insieme ai colleghi delle altre province abbiamo, quindi, illustrato al sottosegretario Faraone la situazione emiliana.

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Per quanto attiene al modenese, il Punto nascita di Mirandola è coinvolto in quanto, a seguito del sisma del 2012, aveva visto ridursi drasticamente il numero dei parti, poi progressivamente risalito, fin quasi a raggiungere nel 2016 gli standard previsti. La situazione più delicata è senz’altro, però, quella degli ospedali di montagna, Pavullo per quanto riguarda la nostra provincia. La gran parte del territorio occidentale dell’Emilia-Romagna è montuosa, anche se percentualmente meno abitata: a Modena, ad esempio, il 60% del territorio è situato in montagna dove, però, vive solo il 10% della popolazione, per la cui permanenza in loco diventa dirimente la capacità di assicurare la presenza di servizi essenziali, compresi quelli sanitari. Chi abita sul crinale, se dovessero chiudere questi servizi, potrebbe impiegare oltre un’ora e mezza di macchina per raggiungere il capoluogo. Anche per salvaguardare queste specificità territoriali, la Regione Emilia-Romagna, nel chiedere la deroga, ha assicurato l’impegno a individuare soluzioni strutturali, organizzative e tecniche che garantiscano la massima sicurezza delle strutture ospedaliere, per le quali, tra l’altro, sono previsti specifici investimenti. Il sottosegretario Faraone ha ribadito come il Ministero stia ricevendo in queste ore la pratica dalla Regione Emilia-Romagna e come ci sia la massima disponibilità all’ascolto e al confronto.
Le singole situazioni saranno oggetto di attenta valutazione, tanto che il Ministero, già a settembre, si farà promotore di un confronto istituzionale con la Regione Emilia-Romagna con l’obiettivo di ricercare soluzioni il più possibile condivise. Questa disponibilità a un confronto istituzionale preliminare, tra Governo e Regione, è sicuramente una buona notizia: tutti gli aspetti richiamati debbono essere valutati insieme e adeguatamente contemperat

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