Qui le ruspe hanno lavorato soprattutto lo scorso anoo ed il tratto che percorriamo a piedi è fatto soprattutto di nuova sabbia e terra riportata e rimodellata. In un anno la vegetazione è cresciuta ma sia gli argini sia l'alveo ora risultano puliti da detriti e materiali portati dalle piene. Pare impossibile, ma qui in un deserto fatto di terra spaccata, sabbia e sterpaglie abbrustolite dal sole ci troviamo nell'alveo del fiume in un tratto in condizioni normali invaso dall'acqua. Che invece da settimane, e fino ad oggi, scorre lontano, in minima quantià, solo pochi centimetri. Nascosta dalla vegetazione. Stesse condizioni nel tratto di alcuni chilometri che divide Ponte Alto dal Ponte dell'Uccellino. Che comprende anche il tratto di San Matteo in cui l'argine cedette nel gennaio del 2014 provocando i disastri di Bastiglia e Bomporto. Pulitura argine fatta, vegetazione cresciuta e situazione regolare. Cosa diversa oltre il ponte dell'Uccellino, vero nord, in direzione bassa. Dove i lavori Aipo, segnalati da un cartello non sono ancora arrivati. L'alveo del fiume è ancora interrotto e rialzato da isole di fango che circondano alberi di alto fusto. Una situazione identica a quella di due anni fa. Ma i lavori, come specificato dalla stessa Aipo, riguardanti sia Secchia che Panaro, proseguono a stralci, due volte l'anno, con durata prevista fino al 2018.
L'auspicio è che nei prossimi giorni, a seguito delle piogge previste nel fine settimana, consentano la raccolta di immagini meno desolanti.

