Il grande cantiere per il rialzo arginale procede a grande velocità con i tempi dettati e vincolati per la garanzia dei fondi PNRR, ottenuti non per il potenziamento idraulico della cassa, ma per un progetto di rifunzionalizzazione a bacino irriguo. Una destinazione diversa, ma che ha comunque permesso di finanziare un intervento indispensabile anche per la futura integrazione con gli altri lotti. Proprio qui emergono le criticità più pesanti: il lotto fondamentale, quello che prevede la demolizione e la ricostruzione del manufatto regolatore e dello sfioratore, cuore del funzionamento della cassa, non è stato ancora avviato. Dopo anni di finanziamenti, progettazioni e annunci, nessuna cantierizzazione è in programma con tempi certi . I ritardi decennali della Regione, che all'arrivo di fondi PNRR non aveva progetto finanziabili per quelle opere, continuano a pesare e rischiano di prolungarsi ancora per anni.
L’unico elemento che oggi offre una visione d’insieme è la nuova cartellonistica installata lungo il percorso provenendo dai laghetti di Curiel, che illustra la sequenza degli interventi previsti: il primo lotto dedicato al rialzo arginale, il secondo alla ricostruzione del manufatto regolatore e il terzo all’allargamento dei bacini nella zona di Rubiera, che dovrebbe aumentare la capacità di laminazione della cassa ora adeguata solo a contenere piene piccole con tempi di ritorno 20 anni

Sul fronte ambientale, la situazione è drammatica. L’area, in attesa di un futuro recupero, e del ripristino delle aree protette cancellate da bulldozer e ruspe, appare oggi devastata. Le grandi macchine operatrici mostrano la portata del cantiere da 13 milioni di euro per un solo lotto, al netto del ribasso a base d'asta. Il taglio del bosco ha superato di almeno dieci ettari quanto inizialmente previsto, trasformando un polmone verde alle porte tra Rubiera e Modena in una landa desolata. Sono scomparsi anche i cartelli che illustravano la fauna e la flora della zona, un tempo area protetta.
I lavori in corso sono imponenti. Il rialzo degli argini, pari a circa un metro e mezzo, ha richiesto anche la ricostruzione del basamento. La terra estratta dal bacino, frutto di decenni di sedimentazione, è stata riutilizzata per l’innalzamento. Migliaia di metri cubi spostati dal bacino all'argine. Per allargarlo e alzarlo. Alla base degli argini sono state realizzate profonde fenditure riempite con materiali impermeabili per prevenire infiltrazioni e fenomeni di sifonamento. Il cantiere dovrà concludersi entro il 2026 per non perdere i fondi PNRR, ma, nonostante l’imponenza degli interventi, il primo lotto non è sufficiente a garantire una cassa di espansione adeguata: così com’è, potrà continuare a gestire solo piene con tempi di ritorno di circa vent’anni. Per raggiungere almeno un livello TR 50, comunque lontano dalle piene centenarie, sarà indispensabile completare anche gli altri lotti. Ma quello principale, che riguarda i manufatti idraulici, resta ancora sulla carta.
La messa in sicurezza della cassa è indicata come necessaria da decenni nelle relazioni tecniche, e ci vorranno ancora molti anni prima che l’opera possa considerarsi realmente adeguata.
Il rischio, ora, è che la rinascita del bosco e dell’habitat naturale richieda decenni, mentre la cassa di espansione continua a rimanere un’opera incompleta, sospesa tra cantieri avviati, ritardi cronici e un paesaggio che porta i segni profondi di una trasformazione ancora lontana dall’essere ricomposta.


