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Decreti chiusure palestre e ristoranti, dubbi dal Consiglio di Stato

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La Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva chiesto il rigetto del ricorso al Consiglio di Stato il quale invece si è pronunciato a favore


Decreti chiusure palestre e ristoranti, dubbi dal Consiglio di Stato

Dopo le sentenze dei Tar sulla riapertura delle scuole superiori, adesso è il Consiglio di Stato che mette in discussione le misure anti Covid-19. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Verità, di Maurizio Belpietro il Consiglio di stato ha emesso un’ordinanza con la quale ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato bolognese Silvia Marzot per conto di un ristoratore, un gestore di palestra e uno studente “le categorie più vessate negli ultimi mesi” come riporta la firma de La Verità Francesco Borgonovo. Citando sempre da uno dei quotidiani più severi nei confronti dell’attuale Governo, “la Marzot ha presentato un ricorso al Tar del Lazio contro i Dpcm, chiedendo una rapida decisione sul merito o l’invio degli atti alla Corte Costituzionale”. In sintesi, la sospensione dei decreti (che ricordiamo sono atti amministrativi non aventi forza di legge) e anche dello stato d’emergenza poiché la contestazione della Marzot e dei suoi assistiti riguardava l’intero impianto istituzionale su cui si reggono le restrizioni.

Il 16 dicembre scorso (guarda caso lo stesso giorno in cui il Tribunale di Roma ha emesso l’ordinanza di illegittimità dei Dpcm) il Tar ha rigettato la richiesta, ma il 28 dicembre la Marzot ha fatto ricorso al Consiglio di Stato (per i non giuristi: la Corte d’appello nei giudizi amministrativi, cioè il contenzioso tra lo stato e i cittadini).

Il Consiglio di Stato, il 15 gennaio (due giorni fa) ha, nell’ordinanza emessa, riportato che “il ricorso in appello pone significative questioni che, in ragione della loro complessità e del fatto di essere relative a un delicato bilanciamento fra interessi sensibili, meritano un sollecito approfondimento nel merito, anche in relazione ai dedotti profili di illegittimità costituzionale”.

La questione è quindi tornata al Tar del Lazio che, entro il 10 febbraio o alla prima udienza utile si deve pronunciare, il che significa una cosa sola: un organo giurisdizionale potrà mettere in discussione molto seriamente le misure governative. Anzi è già avvenuto perché la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Salute avevano chiesto il rigetto del ricorso al Consiglio di Stato il quale invece si è pronunciato a favore ritenendo legittimi i richiami ai profili di incostituzionalità dei provvedimenti attuati dal Governo.

Insomma nella pratica, se il Governo dovesse salvarsi alla conta in Parlameno, debole o forte che ne esca, il countdown giuridico è iniziato. Anche se l’ordinanza del Consiglio di Stato non è valida per i Dpcm del ricorso Marzot, poiché non sono più validi, anche solo sulla scia delle sentenze dei Tar sulla riapertura delle scuole, è probabile che si innescherà un meccanismo che rischia di travolgere il triumvirato Conte-Casalino-Speranza e il loro luogotenente Arcuri. Lo ha detto chiaramente il giurista Ugo Ruffolo in un intervista al Qn, all’indomani delle sentenze dei Tar di Lombardia ed Emilia Romagna: «Si può fare ricorso al Tar sia contro un provvedimento amministrativo regionale sia contro lo stesso Dpcm. In questo caso il Tar diventa sovrano […] Si rischia un problema di instabilità e incertezza di queste misure che peraltro limitano fortemente la libertà. Siamo davanti a un’emergenza troppo continuata e contro un provvedimento amministrativo si può ricorrere al Tar. In fondo i Tar servono anche per evitare che si spadroneggi coi provvedimenti amministrativi».

Stefano Bonacorsi


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Stefano Bonacorsi
Stefano Bonacorsi

Modenese nel senso di montanaro, laureato in giurisprudenza, imprenditore artigiano, corrispondente, blogger e, più raramente, performer. Di fede cristiana, mi piace dire che sono ..   Continua >>


 

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