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Amministrare entro i confini della legge, o anche oltre?

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I ricorsi al Tar sono in aumento e rallentano la realizzazione degli iter decisionali, ingolfano i Tribunali e richiedono l'impegno di tante risorse umane ed economiche: il caso Modenese


Amministrare entro i confini della legge, o anche oltre?

Da diversi giorni sto cercando in rete, però senza grande successo, dei dati che registrino, in maniera autorevole e credibile, se un  dubbio che mi pongo da diverso tempo è giustificato. Cerco elementi che evidenzino se il ricorso alle Magistrature, relativo a comportamenti, decisioni ed atti assunti dalle Pubbliche Amministrazioni a livello locale é diminuito, oppure costante,  oppure aumentato negli ultimi anni. Non mi riferisco certo alle grandi inchieste, tipo tangentopoli, le varie affittopoli, mafia-capitale, le grandi indagini che superano i confini territoriali, il Mose e via dicendo, di cui sono piene le cronache giornalistiche. Cerco, invece, dati che riguardino più nello specifico le denunce che sono state presentate ai TAR ed ai vari Tribunali, che concernono gli 'interventi' limitati alle singole sfere locali, che si riferiscono a decisioni (e realizzazioni) prese dalle Giunte e dai Consigli Comunali e Provinciali, quelli che, tanto per esemplificare, nella nostra Modena, sono stati 'i chioschi del Parco della Rimembranza', il 'progetto Sant'Agostino' oppure 'l'Autodromo - pista di guida sicura (?) di Marzaglia'.


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le denunce per le mancate tutele ai vari patrimoni privati e pubblici, ambientali, culturali e storici...

Come dicevo, la mia ricerca, finora, non ha dato grandi frutti, ma i dati che sono stato in grado di trovare mi hanno consentito una prima, seppur parziale, indicazione che giustificherebbe la mia sensazione che tali ricorsi-denunce sono in aumento e che hanno i corollari di rallentare la realizzazione degli iter decisionali, di 'ingolfare' i Tribunali e di richiedere l'impegno di tante risorse umane ed economiche, altrimenti assai meglio spendibili.

Ho idea che su quest'ultimo tipo di osservazioni si possa essere tutti d'accordo, forse con l'unica eccezione degli avvocati. Molto probabilmente, invece, esistono opinioni assai differenti circa l'individuazione delle responsabilità per l'essersi venuto a creare questo stato di cose.

Dal canto mio, ho sposato alcune tesi, non direttamente connesse l'una all'altra, ma in ogni caso concorrenti, fra loro, a facilitare questo fenomeno.

In primis, credo uno dei motivi possa essere la sensibilità di alcuni privati cittadini  per il 'dover prestare molta attenzione' affinché i propri amministratori non abusino del loro potere, sensibilità che è  notevolmente aumentata. Pur allentatasi per molti, complice una pressoché totale sfiducia nei confronti delle proprie classi politiche, che vengono ritenute de-legittimate, tale attenzione è in realtà cresciuta e si é affinata per altri, che hanno creduto di potersi e doversi interessare al benessere della loro Comunità, che hanno alimentato le loro competenze ed acquisito una crescente consapevolezza di un proprio ruolo attivo da mettere in campo, talvolta, come ultima ratio, anche in ambito legale.

Un'altra motivazione potrebbe avere a che fare con la constatazione che, indipendentemente dal colore politico, il ruolo delle opposizioni all'interno degli organi di democrazia rappresentativa é stato parecchio ridimensionato e pressoché reso nullo, tranne che per meri compiti di controllo, anch'essi scarsamente utilizzati, poiché ritenuti inefficaci. Non saprei pronunciarmi con assoluta certezza, ma certamente la legge elettorale che norma le elezioni amministrative ha creato le condizioni perché, seppure a seguito di uno scarso riscontro popolare, una qualsiasi maggioranza possa trovare una rappresentanza tanto numerosa da rendere vano o inutile ogni intervento, anche se propositivo, dell'opposizione.

Non possono sfuggire, inoltre, diverse altre motivazioni, che qui non é il caso di indagare in profondità, che hanno fatto sì che le forze politiche, avendo scelto o dovuto scegliere di rinunciare ad attivare percorsi di formazione delle proprie classi dirigenti, nonché affievolire sensibilmente il confronto di quest'ultime con le rispettive militanze, non siano più pienamente in grado di avvalersi di personale politico adeguato alle crescenti necessità.  La conseguenza è stata ed é tuttora che sono apparsi e continuano ad apparire sulla scena politica diverse persone prive di particolari competenze, che pur dovrebbero avere in quanto rappresentanti dei cittadini,  che mostrano difficoltà che si evidenziano particolarmente all'atto di valutare 'quali, 'dove', 'come' e  'quando' sia opportuno attivare i percorsi ed i processi decisionali utili al benessere comune e che intendono, al contrario, il loro impegno politico esclusivamente come gestione di potere personale e/o di un più o meno grande gruppo di sodali.

All'interno di questo scenario, taluni altri, pur non appartenendo al ceto politico, hanno creduto necessario ipotizzare una soluzione che, ovviamente, nel pieno e totale rispetto della legge, cercasse misure 'palliative' che contemplassero la possibilità di 'intervenire' attivamente nei processi decisionali che hanno a che fare con la vita della Comunità cui appartengono.

La nostra Carta costituzionale ne prevede diverse (n.d.a. Qui si potrebbero aprire molte osservazioni che hanno a che fare con la promozione degli  strumenti di democrazia partecipativa... ma sarebbe un altro discorso, che occuperà altre riflessioni).

Il caso modenese 

Vengo allo specifico Modenese. Se si vuole riflettere su questi argomenti senza pregiudizi, a mio avviso, occorre prendere in considerazione uno degli aspetti che sono derivati da questa situazione. Il più rilevante é che, come ovvia conseguenza, la classe politica 'dominante' ha prodotto comportamenti ed azioni in maniera sempre più 'isolata' e priva di confronto, in modo sempre più auto-referenziale. A ciò si è aggiunta la possibilità di poter prendere molti tipi di decisione senza averla precedentemente esaminata e discussa in sedi più ampie di quella della 'sola' Giunta. Ormai sta diventando famosa la frase pronunciata da Giorgio Pighi, che osservava pubblicamente che la sua Giunta, data l'ampia maggioranza in Consiglio, poteva 'procedere rapida come un treno', priva di qualsivoglia tipo di freno o ostacolo. Personalmente sono convinto che ciò non sia stato e non sia tuttora un 'bene'.

Se non certo, è probabile che questa auto-referenzialità, sommata alla concreta possibilità di muoversi alla 'famosa' velocità di un treno, abbiano indotto i decisori a scarsa riflessione, anche sotto il profilo dell'accertata e sicura legittimità degli atti, ed abbiano prodotto la ricerca di un 'decisionismo' e di un 'efficientismo' che ha condizionato molti iter decisionali.

La conseguenza non poteva essere che coloro che, privati della possibilità di un confronto preventivo alle decisioni e soprattutto convinti che la propria appartenenza ad una Comunità garantisce loro il diritto, anzi, il dovere di contribuire alle scelte che la riguardano (oltre che esercitando il diritto di voto, una volta a quinquennio), per avere la garanzia della legittimità, non abbiano trovato altra strada che quella di rivolgersi ad un soggetto 'terzo', che altro non poteva che essere un Tribunale.

Indipendentemente dagli esiti processuali, che in ogni caso, nella nostra realtà cittadina, hanno visto riconoscere più e più volte le ragioni dei denuncianti, si é trattato di ricorrere ad un metodo non certo gradevole, che non può essere adottato in maniera ripetitiva e con una continuità che non potrebbe che problematizzare ulteriormente le relazioni fra i decisori e la loro Comunità.

Come evitarlo?  La soluzione a questo problema non é semplice, perché va (o andrebbe) a collocarsi fra il giusto diritto-dovere che hanno gli amministratori, scelti democraticamente dai cittadini, di governare le scelte utili e necessarie per la città, e l'altrettanto diritto-dovere dei cittadini di vigilare e controllare che le decisioni adottate da quest'ultimi possano essere di reale beneficio per tutti loro; vigilare che gli interventi siano opportuni e necessari all'interno di un quadro di mediazione fra gli interessi diversi, che non  'stravolgano' equilibri più o meno faticosamente raggiunti, e soprattutto che ricordino loro che sono chiamati ad amministrare un patrimonio umano, economico e culturale che non é di loro esclusiva proprietà e che dovrà loro sopravvivere, un patrimonio che non possono alterare ed impoverire oltre i limiti della legittimità.

Indubbiamente, la soluzione sarebbe molto più semplice qualora si potesse riscontrare per prima cosa, ancor prima di entrare nel merito dei contenuti, che da parte degli amministratori viene esercitata una grande attenzione proprio ai temi della legittimità delle scelte che adottano. Ciò produrrebbe la conseguenza immediata di ridurre la conflittualità giudiziaria, nonché di  evitare quel continuo, fastidioso e sterile processo di colpevolizzazione reciproca, che vede gli uni accusare gli altri di 'disfattismo' o peggio, e gli altri di rinfacciare l'insufficiente rispetto dei vincoli normativi. Colpevolizzazioni delle quali, purtroppo, abbiano avuto anche recenti testimonianze.

Chi puó e deve cominciare per primo?

Giovanni Finali



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Giovanni Finali
Giovanni Finali

Educatore e Formatore, poi Coordinatore degli Educatori professionali del Comune di Modena, ha terminato la carriera presso la stessa Amministrazione in qualità di Istruttore Diret..   Continua >>


 

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