A questo punto occorre porsi la domanda: Che cos’è Smash Repression? Apparentemente basterebbero risposte semplici come “degli anarchici” o “tipi dei centri sociali”, ma è davvero solo questo? Sono solo l’ennesimo centro sociale? Partendo da una genesi approssimativa, possiamo dire che Smash Repression - Chi ce tocca s’appiccia nasce in reazione al rave party di Modena e alle azioni prese dal governo. Fin qui è cronaca nota, ma viene fuori un quadro più completo analizzando i loro profili social. Si nota così che la prima manifestazione nasce a Napoli il 17 dicembre 2022, cosa che suona strano quando hai un motto in romanesco. A parte questo, che potrebbe essere una libertà stilistica, nel primo post su Instagram del 1 dicembre allegano una manifesto completo. Scrivono come “i free party nascano come movimenti di aggregazione e riappropriazione di spazi abbandonati da privati e istituzioni” e basta leggere il comunicato per capire che si tratta di un gruppo anti-capitalistico e anti-patriarcale. Questo è perfettamente in linea con le aspettative, per ora. Il profilo è, poi, in generale sulla stessa linea e i numeri social paiono rientrare in questa nicchia politica: meno di 3000 su Facebook, circa 2300 su Instagram e circa 4100 like su Tik Tok. Pochi, troppo pochi. Specie se si profilano dalle 5000 alle 10000 persone presenti a Modena, in linea con i partecipanti a Bologna il 22 aprile dove una manifestazione analoga è stata organizzata sempre da Smash Repression (secondo Rai News e Repubblica), con numeri simili che sono stati registrati a Firenze (“Street Rave Parade, in 5mila per le vie di Firenze”, Corriere Fiorentino, 29 Aprile 2023) con i 1500 di Ancona (“Manifestazione anti Decreto Rave-Party ad Ancona, in centro 1500 presenze”, Corriere Adriatico, 11 giugno 2023) e i 2000 di Milano (“Corteo del primo maggio a Milano: 2000 in strada tra Cobas e centri sociali”, Il Giorno, 1 maggio 2023). A quanto risulta, gli organizzatori riescono a fare rete in maniera molto organizzata ed efficace.
D’altronde già dai primi cortei, Smash Repression aveva 6 date (Torino, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo), più un appello ai centri sociali francesi (scritto perfettamente in lingua), e ciascuno con locandine diversissime tra loro e spesso con il titolo Smash Repression assente o in secondo piano.
A discapito di quello che i giornali dicono, il peggio di tali manifestazioni paiono essere il rumore e la gente che urina in giro e fa scritte, altre lamentele paiono episodiche o non credibili, tipo di cocaina sniffata sui cofani delle macchine, questo almeno a Bologna. Il che è stranamente ordinato per una aggregazione libera di persone.
Da quello che è possibile notare non siamo di fronte ad una massa di barbari, ma una manifestazione ben organizzata e inserita in un piano nazionale per lanciare un messaggio preciso. Di nuovo, questo contrasta con un’assemblea nazionale che nelle foto non arriva a mostrare 50 persone circa e di età variabile. Ad ogni modo, la loro sembra finora una tattica efficace. Il numero di partecipanti è in aumento dalle “alcune centinaia” di Torino (Ansa, 17 dicembre 2022) che spiega come in un anno il movimento si sia ampliato e riesca a mobilitare bene quel mondo, anche se loro stessi sostengono sempre di essere stati in 10.000 come frequentazione media (post 9 febbraio su Instagram). Ad ogni modo, questi sono numeri importanti per un mondo storicamente poco numeroso almeno dal 2001. Numeri importanti e costanti in più città. È presto per dire se questa manifestazione sia un nuovo capitolo della galassia dei centri sociali, ma di sicuro gli ha dato una scossa. Insomma, se i centri sociali non vanno verso Smash Repression, Smash Repression va verso i centri sociali e di sicuro è sulla buona strada per inglobarli.
Alberto Avallone


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