Sono le 5:45 e i terroristi Mohammed Atta e Abdulaziz al-Omari superano senza difficoltà i controlli di sicurezza dell’aeroporto di Portland diretti a Boston, dove si ricongiungono con altri tre kamikaze. A Boston, tutti e cinque s’imbarcano su un volo American Airlines diretto a Los Angeles, ma i terroristi riescono a dirottare l’aereo e alle 8:45 lo schiantano contro la Torre Nord del World Trade Center: simbolo dell’economia americana.
In un primo momento, a tutti pare un tragico incidente aereo, dovuto a un guasto o ad un malessere del pilota e del co-pilota. Ma 17 minuti più tardi, il mondo si rende conto che gli Stati Uniti sono sotto attacco. Sempre da Portland, è partito un altro aereo, anch’esso con cinque terroristi. È il volo United Airlines con 65 persone a bordo e penetra nella Torre Sud, tra il 77esimo e l'85esimo piano, a 870 chilometri l’ora.
Dopo il primo impatto, tutte le reti televisive presenti a New York hanno inviato i loro mezzi per riprendere la tragedia e così, all 9:03, lo schianto del secondo aereo avviene in diretta. Tutto l’Occidente urla il proprio orrore e piange per le vittime, ma non è ancora finita.
Alle 9:37 il volo American Airlines, partito dal Dulles International Airport di Washington D.C con destinazione Los Angeles, è dirottato ancora da cinque terroristi e si schianta contro il Pentagono, il simbolo della forza militare americana. Nell’impatto, perdono la vita le 64 persone a bordo e 125 uomini e donne all’interno del Pentagono.
Mezz’ora più tardi, il volo UA93 lascia l’aeroporto di Newark, vicino a New York, per San Francisco. L’obiettivo dei terroristi è dirottarlo su Washington, per colpire presumibilmente la White House o la sede del Congresso: i simboli del potere politico a stelle e strisce. Ma ormai le televisioni di tutto il mondo hanno lanciato la notizia della guerra in atto, e i passeggeri del Boeing 757 decidono di fronteggiare eroicamente i terroristi, che hanno già ucciso i piloti e si sono messi al comando dell’aereo.
Intanto, le fiamme divorano le Twin Towers e coloro che sono intrappolati negli ultimi piani dei grattacieli sventolano un panno dalle finestre per chiedere aiuto; altri comprendono che il loro destino è segnato e decidono che è meglio morire schiantandosi a terra che arsi vivi. Decine di corpi precipitano da centinaia di metri sull’asfalto e sulle auto parcheggiate. I pompieri dei vari distretti sono presenti sul luogo già dal primo impatto e tentano di raggiungere i superstiti attraverso le scale interne. Tutti i capisquadra, che per primi hanno cercato una via di passaggio, moriranno con molti dei loro compagni in questo disperato tentativo o in seguito al crollo delle torri.
Da quel giorno, la Storia della civiltà occidentale cambia radicalmente: per la prima volta, l’America assiste ad un atto di guerra sul proprio territorio continentale e ne è sbigottita, spaventata e paralizzata. Osama Bin Laden diventa lo sceicco che l’Islam radicale attendeva per scatenare la Jihad contro l’Impero del Male. Inizia una stagione di operazioni militari e attentati preceduti dal grido Allah è Grande! Nessuno si sente più al sicuro.
Diciannove anni dopo, il Presidente Donald Trump decide che le truppe americane lasceranno l’Afghanistan l’11 settembre, per chiudere una guerra costosissima in termini economici e umani.
Il progetto comunicativo della Casa Bianca è quello di uscire da vincitori; 16 mila soldati professionisti, i satelliti spia e i droni d’attacco saranno sufficienti per controllare quel territorio martoriato, fucina di terroristi e consentire la nascita di un nuovo Stato. Ma la pandemia da Covid cambia i piani: il nuovo Presidente Biden anticipa il disimpegno della US Army e non sono sottoscritti i contratti con le truppe mercenarie, gli ex Navy Seal e Royal Marine che le compongono. I Talebani riconquistano l’Afghanistan in due settimane, uccidono i collaborazionisti degli occidentali e si appropriano di un ingente arsenale militare. La vittoria è loro.
Dopo vent’anni, si ripropone uno Stato Islamico governato dalla Sharia. Il terrorismo rialza la testa con 13 poliziotti uccisi in Iraq e le Agenzie di controspionaggio europee e americane lanciano l’allarme per il prossimo 11 settembre. La guerra non è affatto finita e l’Occidente tutto, nonostante la supremazia in uomini e armi, certamente non la sta vincendo.
Massimo Carpegna


