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A 20 anni dall'11 settembre che ha cambiato il mondo

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La guerra non è affatto finita e l’Occidente tutto, nonostante la supremazia in uomini e armi, certamente non la sta vincendo


A 20 anni dall'11 settembre che ha cambiato il mondo

L’11 settembre del 2001 è un martedì e un cielo terso illumina la costa orientale degli Stati Uniti. Nessuno può prevedere e neppure immaginare cosa sarebbe accaduto quella mattina a New York. Non è così per diciannove terroristi di Al Qaeda, inviati da Osama Bin Laden per dimostrare che la “Grande America” poteva essere colpita al cuore nei suoi simboli.
Sono le 5:45 e i terroristi Mohammed Atta e Abdulaziz al-Omari superano senza difficoltà i controlli di sicurezza dell’aeroporto di Portland diretti a Boston, dove si ricongiungono con altri tre kamikaze. A Boston, tutti e cinque s’imbarcano su un volo American Airlines diretto a Los Angeles, ma i terroristi riescono a dirottare l’aereo e alle 8:45 lo schiantano contro la Torre Nord del World Trade Center: simbolo dell’economia americana.

In un primo momento, a tutti pare un tragico incidente aereo, dovuto a un guasto o ad un malessere del pilota e del co-pilota. Ma 17 minuti più tardi, il mondo si rende conto che gli Stati Uniti sono sotto attacco. Sempre da Portland, è partito un altro aereo, anch’esso con cinque terroristi. È il volo United Airlines con 65 persone a bordo e penetra nella Torre Sud, tra il 77esimo e l'85esimo piano, a 870 chilometri l’ora.
Dopo il primo impatto, tutte le reti televisive presenti a New York hanno inviato i loro mezzi per riprendere la tragedia e così, all 9:03, lo schianto del secondo aereo avviene in diretta. Tutto l’Occidente urla il proprio orrore e piange per le vittime, ma non è ancora finita.
Alle 9:37 il volo American Airlines, partito dal Dulles International Airport di Washington D.C con destinazione Los Angeles, è dirottato ancora da cinque terroristi e si schianta contro il Pentagono, il simbolo della forza militare americana. Nell’impatto, perdono la vita le 64 persone a bordo e 125 uomini e donne all’interno del Pentagono.

Mezz’ora più tardi, il volo UA93 lascia l’aeroporto di Newark, vicino a New York, per San Francisco. L’obiettivo dei terroristi è dirottarlo su Washington, per colpire presumibilmente la White House o la sede del Congresso: i simboli del potere politico a stelle e strisce. Ma ormai le televisioni di tutto il mondo hanno lanciato la notizia della guerra in atto, e i passeggeri del Boeing 757 decidono di fronteggiare eroicamente i terroristi, che hanno già ucciso i piloti e si sono messi al comando dell’aereo. Lo fanno precipitare a Shanksville, in Pennsylvania, alle 10.03.
Intanto, le fiamme divorano le Twin Towers e coloro che sono intrappolati negli ultimi piani dei grattacieli sventolano un panno dalle finestre per chiedere aiuto; altri comprendono che il loro destino è segnato e decidono che è meglio morire schiantandosi a terra che arsi vivi. Decine di corpi precipitano da centinaia di metri sull’asfalto e sulle auto parcheggiate. I pompieri dei vari distretti sono presenti sul luogo già dal primo impatto e tentano di raggiungere i superstiti attraverso le scale interne. Tutti i capisquadra, che per primi hanno cercato una via di passaggio, moriranno con molti dei loro compagni in questo disperato tentativo o in seguito al crollo delle torri.

Da quel giorno, la Storia della civiltà occidentale cambia radicalmente: per la prima volta, l’America assiste ad un atto di guerra sul proprio territorio continentale e ne è sbigottita, spaventata e paralizzata. Osama Bin Laden diventa lo sceicco che l’Islam radicale attendeva per scatenare la Jihad contro l’Impero del Male. Inizia una stagione di operazioni militari e attentati preceduti dal grido Allah è Grande! Nessuno si sente più al sicuro.
Diciannove anni dopo, il Presidente Donald Trump decide che le truppe americane lasceranno l’Afghanistan l’11 settembre, per chiudere una guerra costosissima in termini economici e umani. Gli Stati Uniti non hanno grandi interessi in quelle lande, che già sono state il Vietnam per l’Armata Rossa, e i suoi valori fondanti non sono così granitici come un tempo. L’America non accetta più il ritorno dei propri ragazzi in una bara avvolta dalla Stars and Stripes nel nome della libertà e della democrazia e il costo politico è enorme.

Il progetto comunicativo della Casa Bianca è quello di uscire da vincitori; 16 mila soldati professionisti, i satelliti spia e i droni d’attacco saranno sufficienti per controllare quel territorio martoriato, fucina di terroristi e consentire la nascita di un nuovo Stato. Ma la pandemia da Covid cambia i piani: il nuovo Presidente Biden anticipa il disimpegno della US Army e non sono sottoscritti i contratti con le truppe mercenarie, gli ex Navy Seal e Royal Marine che le compongono. I Talebani riconquistano l’Afghanistan in due settimane, uccidono i collaborazionisti degli occidentali e si appropriano di un ingente arsenale militare. La vittoria è loro.
Dopo vent’anni, si ripropone uno Stato Islamico governato dalla Sharia. Il terrorismo rialza la testa con 13 poliziotti uccisi in Iraq e le Agenzie di controspionaggio europee e americane lanciano l’allarme per il prossimo 11 settembre. La guerra non è affatto finita e l’Occidente tutto, nonostante la supremazia in uomini e armi, certamente non la sta vincendo.

Massimo Carpegna


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Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Visiting Professor London Performing Academy of Music di Londra. Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli..   Continua >>


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