I messaggi raccolti sui social mostrano chiaramente come il dibattito politico sia degenerato in vere e proprie aggressioni verbali e minacce dirette, creando un clima di intimidazione e pericolo reale nei confronti del Primo cittadino. Tra le espressioni più gravi si segnalano minacce di deportazione e punizione fisica, come ad esempio “Lo trapiantiamo a Gaza con lo scoppiettino”, “Mandateli a Gaza a fare i fenomeni…gli passa la voglia”, fino a invocazioni di giustizia estrema come “Fucilazione immediata al muro per alto tradimento” o “Deportatelo in Iran”, riferito a Gargano. Accanto a queste minacce, i commenti violenti e vilipendiosi si moltiplicano, delegittimando l’operato dell’amministrazione comunale con espressioni quali “Questo sindaco fa letteralmente schifo, ma che cavolo di merdaccia è”, “Buffoncello”, “Zecca”, o “Mandatelo fuori dall’Italia”.
«La violenza verbale e l’incitamento all’odio politico costituiscono reati perseguibili penalmente, e provvederò a inviare il materiale alle autorità competenti. Ribadendo che la critica politica deve restare nei limiti del confronto civile, senza sfociare in minacce di morte o espulsione forzata, aggiungo una cosa molto semplice: difendere la democrazia significa anche rispettare chi è stato eletto per rappresentarci, anche quando le scelte politiche possano non essere condivise; il sorriso non me lo toglieranno certo queste intimidazioni e minacce. Peraltro - conclude Gargano - il Tricolore è esposto, sempre. È lì dove è sempre stato: sulla facciata del nostro Comune. Nessuno lo ha messo in discussione, nessuno lo ha tolto e nessuno lo toglierà. Esporre un’altra bandiera in un luogo diverso, in uno spazio culturale come un teatro, significa avere il coraggio di affermare che davanti a una guerra, davanti a civili sotto le bombe, davanti a oltre ventimila bambini uccisi in ventitré mesi di conflitto, mille ogni trenta giorni, un’istituzione e una comunità non si voltano dall’altra parte.


