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Afghanistan, il coraggio di parlare di 'successo straordinario'

Afghanistan, il coraggio di parlare di 'successo straordinario'

Il nuovo Stato che va delineandosi già possiede un arsenale da far invidia ai confinanti


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Gli americani sono passati dal “cowboy virilone” Donald Trump a Biden “sleeping Joe”, come lo chiamava il suo predecessore, perché sorpreso a russare beatamente durante alcuni incontri internazionali quando era vice di Obama. Il nostro non si è smentito da Presidente degli Stati Uniti, durante l’incontro con il Premier israeliano Bennet, costretto ad alzare la voce per ricondurre alla realtà il “belloaddormentato”.
Gli elettori “democrats” saranno soddisfatti del “master in chief” che hanno portato alla Casa Bianca a governare le sorti loro e del mondo libero. Un ennesimo esempio di lucidità si è avuto con il commento presidenziale sulla “fuga” precipitosa dell’esercito dall’Afghanistan. Durante l’abituale discorso alla nazione, e ben sveglio, ha affermato che «l'evacuazione da Kabul è stato un successo straordinario».
A questo proposito, nei media americani, e non solo, si discute molto sull’arsenale che la US Army ha regalato ai talebani. Non è chiaro esattamente quanto equipaggiamento militare utilizzabile sia stato abbandonato nelle ultime settimane, sebbene sia possibile stimare le dimensioni di questo potenziale arsenale utilizzando dati che mostrano il trasferimento di armi statunitensi in Afghanistan negli ultimi anni.
Secondo un rapporto del 2017 del Government Accountability Office (GAO), dal 2003 al 2016 gli Stati Uniti hanno trasferito alle forze di
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sicurezza nazionali afghane circa 75.898 veicoli, 599.690 sistemi d’arma e 208 velivoli.
Un rapporto più recente dell'ispettore generale speciale per la ricostruzione dell'Afghanistan (SIGAR) mostra che negli ultimi anni sono state trasferite oltre 7.000 mitragliatrici aggiuntive, 20.000 granate e 4.700 Humvee, Il M998 High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle, letteralmente: 'Veicolo multifunzione su ruote ad alta mobilità'). Questo Hummer costa 65 mila dollari se non corazzato, altrimenti il suo prezzo per unità è di 140 mila dollari.
Questo rapporto rivela anche il numero di elicotteri e aerei utilizzabili e trasferiti in Afghanistan, rendendolo probabilmente l'unico gruppo estremista al mondo in possesso di un'aeronautica militare così tecnologicamente avanzata.

Quindi, tra il materiale bellico fornito all’Afghanistan e quello regalato in queste due ultime settimane, i talebani possono contare su quanto già elencato a cui si devono aggiungere: 169 carri armati MI113, 64,363 mitragliatori, 8,000 camion da trasporto truppe, 162,043 radio ricetrasmittenti, 16,035 visori notturni per truppe d’assalto, 126,295 pistole, 176 pezzi d’artiglieria di vario calibro.
Ma non basta, perché questo è solo l’equipaggiamento in dotazione alle truppe di terra.
Passiamo all’aviazione: 33 elicotteri MI-17, 33 elicotteri d’assalto UH-60 Blackhawk, 43 elicotteri MDS30, 4 aerei da trasporto C-130, 23 EMB 314 Super Tucano per l'attacco leggero diurno, missioni di sorveglianza e antiguerriglia, 28 CESSNA 208 Caravan e 10 CESSNA AC-208, entrambi utilizzati per trasporto gruppi d’attacco.
Insomma, il nuovo Stato che va delineandosi già possiede un arsenale da far invidia ai confinanti e, calcolando quanto frutta l’oppio coltivato in grandissima quantità nelle stesse terre e la possibilità d’acquistare con il ricavato qualsiasi arma dalle varie mafie, si può affermare che talebani, ISIS e Al Qaida possono dormire sonni tranquilli. Magari in compagnia di “Sleeping Joe”.
A tutto ciò si aggiunge l’emergenza umanitaria con migliaia di Afghani, che hanno creduto possibile una svolta nel loro Paese, pronti a raggiungere a qualsiasi prezzo e con qualsiasi mezzo le nostre coste ed evitarsi le rappresaglie dei talebani. Il numero degli uomini è di gran lunga superiore a quello delle donne e tutti i servizi d’intelligence paventano il pericolo d’infiltrazioni di terroristi tra i disperati in cerca di salvezza.
Veramente un “successo straordinario”, senza contare le morti inutili e le mutilazioni di tanti soldati che, sicuramente, dovranno aggrapparsi alla bandiera e a ciò che rappresenta per continuare a credere in questa America.

Massimo Carpegna
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