'La seconda rottura di un argine nel modenese in 6 anni, è un fatto grave che obbliga a riflettere sulle politiche idrauliche e più in generale sul rapporto che abbiamo costruito con il nostro territorio. Buona parte del mondo politico continua a spingere per realizzare inutili e costosissime autostrade, perseguendo un modello economico basato sulle fonti fossili, mentre l’unica azione sensata sarebbe investire sulla salvaguardia del territorio, soprattutto quello modenese sempre più cementificato'. A parlare è la consigliera comunale di maggioranza dei Verdi Paola Aime.
'Bisogna che la tutela del territorio sia uno degli obiettivi prioritari del Next Generation Eu e in attesa di quei fondi bisogna investire immediatamente sulla cura dei corsi d'acqua, la vigilanza su manufatti e arginature con controlli periodici e reali - continua Aime -. Il controllo degli argini e della fauna è un’operazione semplice che non richiede competenze complesse e che si deve organizzare immediatamente. E’ inoltre evidente che gli interventi strutturali, indispensabili, devono essere programmati sui carichi idraulici che i cambiamenti climatici stanno generando, dimensionandoli su tempi di ritorno di 50 anni, e non gli attuali 20. Su questo è necessario dare ruolo, competenze, formazione e risorse all’associazionismo e a chi vive sul territorio. Dobbiamo ridare spazio al fiume, limitare il più possibile la corrivazione, investire sulla rigenerazione, recuperare permeabilità dei suoli e fermare la cementificazione, realizzare tetti verdi, fare vasche di laminazione in città e argini minori in campagna'.
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'Buona parte del mondo politico continua a spingere per realizzare inutili e costose autostrade, perseguendo un modello economico basato sulle fonti fossili'
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