Secondo Andrea Caselli, presidente dell'Afeva Emilia-Romagna, l'associazione che riunisce i familiari delle vittime dell'amianto, si tratta di un 'provvedimento importante e innovativo, in quanto indica un unico standard di procedure per tutti i cittadini della regione, per tutti i Comuni e per tutti i gestori dei rifiuti'. La delibera, continua Caselli, 'ha l'obiettivo di rendere piu' agevole e conveniente la pratica di rimozione dei manufatti di cemento amianto (in matrice compatta) da parte del singolo cittadino, combattere il fenomeno dello smaltimento abusivo, garantire alti livelli di sicurezza per il cittadino nelle operazioni di rimozione, semplificare la procedura e abbattere i costi'.
Il via libera all'autorimozione riguarda dunque i 'privati cittadini, relativamente a piccoli manufatti di cemento-amianto nelle proprie abitazioni o pertinenze'. Si parla cioe' di pannelli o piccole lastre (al massimo 24 metri quadrati), serbatoi per l'acqua, canne fumarie e tubazioni, cassette per animali, vasi, fioriere e altri piccoli manufatti, a patto che siano costituiti da 'amianto in matrice compatta in buono stato di conservazione'. Sono dunque esclusi i materiali friabili o in cattivo stato di conservazione, oltre ai manufatti di natura industriale e artigianale.
La delibera fissa anche dei limiti per l'autoriduzione: fino a 500 chilogrammi per ogni ritiro, tre metri di altezza massima della copertura e due metri di altezza massima da terra della persona che effettua la rimozione, per evitare cadute dall'alto o lo sfondamento del manufatto. Il cittadino e' naturalmente tenuto a proteggersi dall'eventuale inalazione di polveri o fibre di amianto utilizzando un filtro facciale, insieme a guanti, tuta con cappuccio e scarpe robuste. Il materiale rimosso dovra' poi essere impacchettato e sigillato all'interno di teli di plastica trasparente, dopo essere stato trattato con un prodotto incapsulante.


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