'Il modello CRA come soluzione unica ai problemi della vita degli anziani non è più realistico. Non lo è per l’anziano, che viene sradicato dalle sue abitudini, da luoghi noti e obbligato a una comunità che sa di fine vita, non lo è per i familiari che spesso vivono essi stessi tra sensi di colpa e di impotenza non riuscendo a coniugare i tempi di vita e di lavoro con la cura dei propri genitori. Sappiamo bene sia da esperienze locali che da modelli europei come la prevenzione giochi un ruolo centrale nel mantenerci più sani fisicamente e psicologicamente fino a tarda età. Non trovo accettabile far passare la CRA come unica risposta ai bisogni delle famiglie: le famiglie chiedono quello che conoscono, che nell’immediato gli possa risolvere intricate situazioni familiari.
Sta alla politica, alla cultura del benessere e della difesa della dignità umana costruire e proporre modelli differenti. Anche la CRA Madonnina, per certi versi tanto attesa, che vedrà 150 vecchi di cui la maggior parte con malattie dementigene a vivere e morire in quel luogo, con poco verde di continuità, quando sono ormai riconosciute dalla scienza le proprietà 'curative' dell'albero, della vista aperta sulla natura, con nessun collegamento coi luoghi dell’evoluzione, come ad esempio scuole o asili, come ad esempio realizzato in Danimarca dove accanto alla residenza anziani, separati da un muro trasparente, giocano, vivono i bambini, fa riflettere - chiude Aime -. E noi che giovani non siamo più, ma che facciamo “volontariato politico” chiediamoci “E’ così che mi piacerebbe terminare questa straordinaria esperienza chiamata vita? Si può fare di meglio?” Io credo di sì, credo che una città come Modena, una Regione come l’Emilia Romagna possano essere i soggetti giusti per avviare percorsi di innovazione per i propri cittadini'.



