A dirlo e' il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, che nel pomeriggio di oggi ha incontrato il governatore dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, nella sede della Regione a Bologna. 'La sfida che lanciamo oggi e' che dobbiamo portare tutto il Paese su questo terreno- afferma Boccia- e per farlo non dobbiamo piu' far passare l'autonomia come quella dei ricchi contro i poveri, degli efficienti contro gli spreconi, dei bravi contro i meno bravi'. Secondo il ministro, dovrà essere 'l'autonomia che interpreta un nuovo modello sociale della sussidiarietà, che applichiamo se facciamo una guerra senza precedenti alle diseguaglianze. Si scrive autonomia, si legge sussidiarieta'. Questo modello e' l'unico sostenibile e le proposte che l'Emilia-Romagna aveva gia' fatto andavano gia' in questa direzione', sottolinea Boccia.
'Garantisco celerita' e un confronto tecnico che partira' gia' mercoledi' mattina. Non vogliamo perdere tempo ne' ripartire da zero- assicura Boccia parlando coi cronisti al termine dell'incontro a proposito del progetto di autonomia dell'Emilia-Romagna- alcune cose bisognera' cancellarle o riscriverle, ma l'impianto generale e' assolutamente condivisibile. Ci metteremo al lavoro gia' mercoledi''.
Questo perche' 'domani completero' questo primo giro, andando dal presidente Fontana in Lombardia- spiega il ministro- e cosi' le tre Regioni che sono gia' partite avranno la disponibilita' del Governo a continuare il lavoro che era gia' iniziato'.
Sul progetto di autonomia dell'Emilia-Romagna, dunque, 'ripartiamo dai punti costruttivi- ribadisce Boccia- che c'erano già stati nei mesi precedenti. Non vogliamo buttare via il lavoro fatto. Bonaccini aveva presentato le sue proposte, condivise con le parti sociali, e ho preso atto anche dei rilievi fatti'.
Certo, avverte il ministro, 'dovremo farla quadrare con tutti i dicasteri. Sono anche cambiati alcuni ministri. Ma ci sono molte proposte dell'Emilia-Romagna che sono di responsabilita' nuove amministrative che ha molto senso lasciare sul territorio. Ad esempio, di quanti studenti debba essere una classe è giusto che lo dica alla Regione', sostiene Boccia.



