A far esplodere la polemica, a pochi giorni dalle parole del Procuratore Nicola Gratteri, è stata un’intervista del ministro Nordio al Mattino di Padova. Il ministro ha accusato il CSM di operare secondo “logiche da sistema paramafioso”, definendo il meccanismo correntizio una “consorteria autoreferenziale” che condizionerebbe carriere, votazioni e perfino i procedimenti disciplinari.
Secondo Nordio, la quasi totalità dei magistrati iscritti all’ANM – “il 97%, una percentuale bulgara” – sarebbe la prova di un sistema che premia l’appartenenza e penalizza l’indipendenza: “Se non ti iscrivi non fai carriera. Se vuoi avanzare devi aderire. E quando si elegge il CSM iniziano le telefonate”. Un sistema che, a suo dire, solo il sorteggio dei componenti togati potrebbe spezzare.
L’ANM ha replicato immediatamente, parlando di “offesa” e accusando il ministro di “avvelenare i pozzi” con paragoni che assimilano l’elezione del CSM ai metodi della criminalità organizzata.
Parole che scaldano il clima del dibattito sul sì e sul No al referendum a poco più di un mese dall'appuntamento con le urne.
Pochi giorni fa Gratteri aveva affermato che “voteranno no le persone perbene, voteranno sì gli indagati, gli imputati, i massoni deviati e i centri di potere”. Una frase di meno di un minuto in un’intervista lunga venti, ma sufficiente a scatenare un’ondata di reazioni politiche.
La maggioranza ha parlato di “atto di delegittimazione grave e sconcertante”, mentre dal fronte del sì è arrivato l’invito a chiedere scusa.


