'Ormai è risaputo che gli allevamenti siano la seconda causa di inquinamento atmosferico dopo il traffico pesante e che dall’ammoniaca dei reflui si originino le polveri sottili che sono cause di gravi patologie respiratorie anche mortali. Inoltre gli allevamenti sono altamente idrovori non più sostenibili oggi che la siccità è un problema purtroppo ben più che tangibile. Se davvero si volesse fare qualcosa di significativo contro il cambiamento climatico bisognerebbe ridurre il consumo di carne e ridurre gli allevamenti intensivi che oltre a essere inquinanti e idrovori sono anche dei luoghi disumani di orrore e dolore in cui costringiamo gli animali - continuano gli esponenti Verdi -. Nonostante tutto questo sia risaputo, ecco che in un territorio tra i più inquinati d'Europa come il modenese, si permette la realizzazione di un allevamento di 4.800 vitelli. Eppure leggiamo le dichiarazioni della sindaca di Campogalliano e i rilevamenti di Arpae, per cui le carte sono tutte in regola per dare il nulla osta a questa realizzazione'.
'Il problema vero allora è che se vogliamo invertire la nostra folle corsa verso l'autodistruzione dobbiamo cambiare le regole che ci hanno portato a questo punto. Servono dei piani di riduzione degli allevamenti e del numero degli animali allevati, serve che a livello regionale si stabiliscano dei tetti ponderati di animali da allevare sul territorio e che questi tetti non si superino, anzi che nel tempo vengano diminuiti. E serve una nuova cultura alimentare perché un eccessivo consumo di carne oltre a non essere sostenibile ambientalmente non è neppure salutare. L’unica strada possibile ormai è quella che vede meno animali negli allevamenti e maggiore qualità di vita per loro e soprattutto per noi'.
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