Zocca, Spilamberto, Sestola, Serramazzoni, Savignano sul Panaro, Sassuolo, San Prospero, San Possidonio, San Felice sul Panaro (in quest'ultimo no sono stati il 47%, poi San Cesario sul Panaro, Riolunato, Pavullo nel Frignano, Polinago, Novi di Modena, Montese, Marano sul Panaro.
No oltre il 40% anche a Maranello Lama Mocogno, Guiglia, Frassinoro, Fiorano, Finale Emilia. In quest'ultimo comune il 48%. Poi Fanano, Concordia sulla Secchia, Cavezzo, Castelvetro, Castelfranco Emilia, Camposanto, Bomporto, Bastiglia.
Ad abbassare la media sicuramente Modena, dove la percentuale dei NO si è fermata al 30,9%.La rilevanza di questo risultato non sta solo nei numeri assoluti, ma anche nel contesto politico del referendum stesso. I quesiti erano promossi da forze politiche e sindacali apertamente favorevoli a cinque “Sì”, e l’elettorato coinvolto era in gran parte orientato in quella direzione. Proprio per questo, il dato sul quesito cittadinanza acquista un valore ancora più significativo: dove ci si attendeva un plebiscito a favore della riforma, si è invece registrata una netta divisione, con un’ampia fetta di votanti che ha espresso una posizione critica. Un segnale chiaro anche da parte degli elettori del PD chiamati a votare e a votare Sì.Il tema della cittadinanza si è dunque rivelato il più divisivo, anche in un contesto come quello modenese storicamente caratterizzato da una cultura politica progressista che pone il tema della riduzione degli anni di residenza per potere chiedere la cittadinanza come cavallo di battaglia anche nei programmi elettorali.
Un voto che, proprio su un tema come quello apparentemente condiviso, rompe la coesione apparente dell’elettorato del fronte progressista aprendo una frattura e una riflessione profonda a livelli politico.Gi.Ga.



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