L’elezione di Caramaschi è avvenuta stamattina a Modena, a conclusione dell’assemblea costituente della nuova realtà organizzativa della cooperazione emiliana, nata dall’integrazione tra le Confcooperative di Modena, Bologna e Reggio Emilia.
Caramaschi è affiancato alla vicepresidenza da Daniele Ravaglia, già presidente di Confcooperative Bologna e presidente del centro servizi alle imprese B.More (140 dipendenti, 10 milioni di fatturato), e Carlo Piccinini, già presidente di Confcooperative Modena e presidente nazionale di Fedagri (organismo di rappresentanza delle coop agricole, agroalimentari e della pesca di Confcooperative).
Cristian Golinelli e Matteo Manzoni sono stati nominati, rispettivamente, segretario generale e direttore generale.
«Confcooperative Terre d’Emilia – sottolinea Caramaschi – nasce da tre realtà molto forti e radicate in un territorio che ha visto la cooperazione protagonista di straordinari processi di sviluppo in tutti i settori produttivi e di servizio che connotano il tessuto economico e sociale locale».
Affermazione, quella di Caramaschi, sorretta da cifre che dicono che nelle tre province emiliane si colloca il 50% delle cooperative attive in tutta la regione, con una quota del 57% su quelle giovanili e del 67,5% su quelle a guida straniera. In casa Confcooperative Emilia-Romagna, le coop di Terre d’Emilia esprimono il 46,5% dell’occupazione complessiva e il 53,9% del fatturato.
«Dopo le sofferenze causate dal Covid, che hanno comunque visto la cooperazione in buona tenuta soprattutto sul fronte del lavoro – prosegue Caramaschi – abbiamo ripreso a crescere, tanto che le prime stime sul fatturato 2022 indicano una crescita del 7% rispetto al 2021, mentre nuove imprese sono nate e si sono insediate anche tante piccole comunità locali. E’ proprio in questo straordinario legame con il territorio – conclude Caramaschi – che oggi puntiamo a rafforzare la voce della cooperazione e i suoi progetti di sviluppo all’insegna di un’imprenditorialità che mira, primariamente, a generare lavoro, equità nelle distribuzione della ricchezza, giustizia sociale e nuovi elementi di coesione in una stagione attraversata da troppe lacerazioni sociali».
«Per questi obiettivi – aggiunge il vicepresidente Daniele Ravaglia – stiamo già lavorando da alcuni mesi anche sul versante dei servizi alle imprese, grazie a una riorganizzazione che ci ha portato alla creazione del più grande centro di servizi alle
«Terre d’Emilia – osserva il modenese Carlo Piccinini, vicepresidente – è una realtà emblematica, a livello organizzativo, dei processi di integrazione e dei progetti di filiera sui quali da diversi anni sosteniamo le nostre imprese, puntando a livelli di efficienza, di innovazione e di capacità di investimento i cui effetti si misurano in termini di aumento dell’occupazione, di tutela di territori e categorie fragili e di competitività sui mercati».
«Anche in questo senso – ha detto in assemblea il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini – l’aggregazione che porta alla nascita di Confcooperative Terre d’Emilia è la direzione giusta per essere protagonisti nella competizione globale dando valore al territorio e rafforzando la cooperazione come pilastro fondamentale dell’economia e della società regionale».
«Terre d’Emilia è un vantaggio per i nostri territori, perché la cooperazione lavora dentro e per il territorio», ha aggiunto il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli.
A salutare la nascita di Confcooperative Terre d’Emilia sono intervenuti il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana («state facendo anche voi un
«Tra le priorità indicate al Governo, - ha concluso il presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini - c’è la necessità di sostenere il lavoro. Quanto al superbonus 110%, andava rotta la spirale che ha visto troppi concorrere contro lo Stato con obiettivi fraudolenti, ma ora occorre dialogare su come accompagnare imprese e cittadini a un nuovo sistema di incentivi».
Nella foto da sinistra Piccinini, Caramaschi e Ravaglia



