Ma Rousseau, apparentemente fra i padri della democrazia, è stato invece considerato dai liberali italiani un teorico del totalitarismo, nella forma subdola della “democrazia totalitaria”. Perché il filosofo non credeva di certo nella democrazia diretta e nel voto delle masse, così come non credeva in quella rappresentativa. Egli, avendo ben compreso che “una moltitudine cieca, che spesso non sa quello che vuole, non può realizzare da sé un’impresa così grande e così difficile quale un sistema di legislazione”, intendeva piuttosto “obbligare i singoli ad adeguare la loro volontà alla loro ragione”. E come? Inculcando la “buona strada” alla moltitudine. E prendendo le decisioni, apparentemente collettive, con un meccanismo di voto dove “la deliberazione sia presa dai singoli, i quali votino gli uni indipendentemente dagli altri, senza subire le influenze dei gruppi, delle fazioni, dei partiti”. Previa però “l’istruzione e la guida di chi conosce il bene comune”. Perché per Rousseau il voto è solo la conferma della cosa giusta, decisa da chi conosce il bene comune e trasmessa a tutti gli altri. Per lui “i votanti, in realtà, non hanno, col voto di una maggioranza, affermata una volontà generale. Essa preesisteva, ed essi l’hanno soltanto riconosciuta”, mentre i contrari non possono che “inchinarsi al risultato del voto, che ha fatto loro sapere soltanto che erano nell’errore e non conoscevano la verità”.
Secondo Einaudi questa è la base del totalitarismo, spacciato per democrazia: “Da Robespierre a Babeuf, da Buonarroti a Saint-Simon, da Fourier a Marx, da Mussolini a Hitler, da Lenin a Stalin, si sono succedute le guide a insegnare ai popoli inconsapevoli quale era la verità, quale era la volontà generale, che essi ignoravano; ma che una volta insegnata e riconosciuta, i popoli non potevano rifiutarsi di attuare”.
Ma i 5Stelle possono davvero rappresentare un nuovo totalitarismo? E’ evidente che il recente voto su Rousseau non ha nessun senso, se valutato con i criteri della logica e di quella politica naïf che avrebbero dovuto portare avanti i 5Stelle.
Quel voto ha un senso solo se si pensa che Casaleggio, Grillo e Di Maio si siano venduti il Movimento per un solo unico vero bene comune: il loro. Temendo di perdere tutto quanto creato con il voto anticipato o con l’uscita dal salotto buono, e sperando invece di mantenere - sfruttando i ciclici andirivieni della politica - un bacino residuo di consenso, potere, poltrone e flussi di cassa verso Rousseau. In questo senso il Movimento diventa allora totalitario: come ogni setta.
Magath


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