C'è infatti un'aria nuova in giro, qualcosa di nuovo e di diverso. E' bastato un nome nuovo, non certo uno qualsiasi, perchè tutto cambiasse, finissero i vecchi intrighi di palazzo che si erano accavallati nelle ultime settimane, culminati con la spasmodica ricerca di transfughi per potere puntellare l'ormai cadente governo Conte e il tramonto della ridicola parola d'ordine lanciata da qualcuno di 'o Conte o morte'. Cosi come sono parsi ridicoli alcuni exploit come il banchetto da venditore ambulante davanti a Montecitorio. E' cambiato insomma tutto e tutto ha assunto un nuovo stile fatto di poche parole, dette sottovoce, di pochi microfoni, pochi segretari e codazzi di servizievoli portaborse, di pochi addetti stampa, di pochi microfoni, poche tv, niente o quasi fotografi, nessuna dichiarazione preventiva e quindi nessuna promessa, nessun tentativo di cambiare le carte in tavola, di nascondere la realtà delle cose. Col sopravvento di quello che è stato definito uno stile e un garbo diversi e la fine del circo mediatico.
Si, ne è valsa proprio le pena di sostituire Conte con Draghi, di mettere Cartabia al posto di Bonafede, Franco al posto di Gualtieri, Bianchi al posto della Azzolina, Giovannini al posto della De Micheli e di nominare ministri tecnici ed esperti veri come Colao, Cingolani, Stefani, Massa al posto dei vari Provenzano, Fraccaro, Catalfio, Spadafora.
Si, ne è valsa la pena. E la sostanza sta nella risposta, non nella domanda, demenziale e strumentale.
Manca ora una sola casella da riempire: un altro nome al posto di Arcuri.
Cesare Pradella



