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Dig Bella Ciao: il Festival che vive (quasi) solo di soldi pubblici

Dig Bella Ciao: il Festival che vive (quasi) solo di soldi pubblici

Dal resoconto preventivo, gli sponsor privati si limitano ad una parte minimale delle entrate e solo a Legacoop e Coop Alleanza 3.0. I fondi pubblici coprono l’83% delle spese


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A scorrere le cifre contenute nella relazione preventiva sull'edizione 2026 del DIG Festival quest'anno intitolato Bella Ciao, emerge un dato che evidenzia come la manifestazione nel suo stesso esistere e nella sua organizzazione dipende, con una enorme differenza anche rispetto ad altri festival, sia per l'ammontare totale della spesa sia per la quota pubblica dei sostegni economici, per la quasi totalità dal Comune di Modena e Regione, ovvero dal potere politico che sceglie come spendere i soldi dei cittadini. In un rapporto tra giornalismo (e giornalisti) e potere politico che il festival pone tra i punti che il giornalismo investigativo e di inchiesta deve, dovrebbe o vorrebbe, anche attraverso DIG, denunciare.

Tornando ai numeri, alla pressoché totale copertura della manifestazione da parte del pubblico, corrisponde una quota minimale di sponsor e finanziatori privati. Sommando Comune, Regione e una piccola parte del Ministero (100.000+50.000+10.000), si arriva a 160.000 euro su 193.000, cioè circa l'83% di denaro pubblico nelle entrate complessive. Di questi 60.000 euro anticipati dal Comune di Modena per sostenere le prime spese.
Il documento redatto dal direttivo dell'Associazione (presieduta da Alberto Nerazzini) lo mette nero su bianco.
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Il preventivo delle entrate per l'edizione 2026 ammonta ad un totale di circa 193.000 euro, così ripartito

Comune di Modena / Fondazione di Modena: 100.000 euro (stima dal 2025)
Regione Emilia-Romagna: 50.000 euro
Ministero della Cultura (Bando festival e rassegne cinematografiche e audiovisive): 10.000 euro (stima dal 2025)
Sponsor privati (Coop Alleanza 3.0, Legacoop) e patrocini onerosi, Fondazione e Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna, FNSI e ASER): 15.000 euro
Altro (crowdfunding, Fondazione Matteo Scanni, merchandising): 18.000 euro (stima)

Se il sostegno pubblico è prevalente, e ai fini dell'organizzazione dell'evento totalizzante, la voce sulla quale dovrebbe misurarsi anche l'attrattività del festival, oltre alla capacità di esporre e promuovere i propri sponsor, racconta una storia diversa rispetto a quella che ci si attenderebbe, stando a quanto affermato dagli organizzatori sulla forza del Festival in termini di attrattività e, appunto, potenziale ritorno per gli sponsor. Nella relazione, la riga dedicata a 'sponsor privati e patrocini onerosi' vale 15.000 euro, appena il 7,8% del totale delle entrate. Ma il punto non è nemmeno questo. A guardare bene i nomi elencati in quella riga il quadro si restringe ulteriormente. Delle cinque sigle citate, ovvero Coop Alleanza 3.0, Legacoop, Fondazione e Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna, FNSI e ASER, solo due appartengono davvero al mondo dell'impresa privata, in questo caso esclusivamente cooperativa, ed entrambe fanno riferimento allo stesso perimetro cooperativo: Legacoop e Coop Alleanza 3.0, che di Legacoop è socia.
Riducendo sostanzialmente ad un solo soggetto privati sostenitori.
Le altre tre non sono sponsor in senso proprio: la Fondazione e l'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna e la FNSI sono organismi di rappresentanza della categoria giornalistica (gli stessi che concedono i crediti formativi per le Academy del festival), mentre ASER è l'associazione di categoria della stampa regionale. Nella sostanza, il 'mercato' che sponsorizza DIG Festival si riduce a un solo, riconoscibile interlocutore privato, l'universo Legacoop.

Sul fronte delle spese, il preventivo 2026 indica un totale di 222.200 euro, superiore di circa 29mila euro rispetto alle entrate preventivate. Le voci di spesa sono:

Missioni e ospitalità: 63.000 euro
Costi per il personale: 50.000 euro
Fee ospiti e artisti: 18.100 euro
Pubblicità e promozione: 17.500 euro
Costi di logistica: 33.750 euro
Costi generali (comprensivi dei 15.000 euro del premio DIG Pitch): 25.200 euro
Diritti d'autore: 11.200 euro
Innovazione tecnologica: 3.450 euro

La voce più pesante, da sola quasi il 30% del budget, è quella di missioni e ospitalità, per l'accoglienza di registi, relatori e formatori. A questi si sommano altri 30.000 euro destinati ad aziende per servizi come stampa, grafica, noleggio auto e interpretariato.
E senza considerare che per DIG esiste anche un sostegno economico indiretto se si considera l'esenzione rispetto all'affitto e all'uso degli spazi pubblici, compreso il complesso San Paolo nel quale l'associazione DIG ha anche una sede praticamente mai utilizzata.

Tanto impatto dichiarato, poco o nulla di investimento privato
È qui che il confronto tra le cifre, anche rispetto ad altri festival fa emergere una situazione anomale. Da un lato l'Associazione rivendica un pubblico in continua espansione, e un indotto locale che misurerebbe in decine di migliaia di euro versati ogni anno a fornitori e strutture ricettive del territorio. Dall'altro, il mercato privato, quello che dovrebbe essere il primo a intercettare valore da un evento con questi numeri di pubblico ed esposizione mediatica, resta fermo a 15mila euro, meno di un decimo del budget complessivo, e concentrato di fatto su un solo grande nome del mondo cooperativo.
Il paradosso non riguarda la qualità della programmazione, sulla quale non entriamo nel merito, ma piuttosto la sostenibilità economica di un modello che, dietro la retorica dell'indipendenza editoriale e dell'essere 'cane da guardia' rispetto al potere, si regge quasi interamente su quel potere su convenzioni pubbliche rinnovabili di anno in anno, e che, a fronte di una crescita di pubblico a doppia cifra, (dichiarata dagli organizzatori), non è ancora riuscito a tradurre quel successo in un interesse economico paragonabile da parte delle imprese del territorio e capace di ridurre la dipendenza ora pressoché totale dal pubblico. Un elemento quest'ultimo, che rende DIG e il sostegno a Dig, una vera a propria anomalia anche rispetto a quanto succede per altri Festival. Senza entrare nelle valutazione degli eventi, un Festival come Mutina Boica, che di indotto, in tre giorni, ne genera tanto, oltre a 50.000 presenze, più de doppio della massima stima dichiarata per Dig, di contributo pubblico dal Comune riceve 10.000 euro. Se questi Festival ed atre iniziative chiedono e ricevono contributi pubblici ad integrazione di una spesa coperta direttamente o con sponsor privati, per DIG la logica è opposta. Pochissimi investimenti diretti degli organizzatori o privati, a piccola e parziale integrazione della montagna di denaro pubblico di fatto a fondo perduto senza il quale la manifestazione non potrebbe esistere, nemmeno in forma ridotta. Quasi un paradosso se considerato il tutto alla luce di un giornalismo indipendente e dell'iniziativa che lo celebrazione che come tale non dovrebbe dipendere sia per la sua sopravvivenza e tanto più per la sua esistenza dal potere politico dominante.

Gi.Ga.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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