L'immagine con cui Don Ciotti, ha chiuso, ieri sera, la festa provinciale dell'Unità in concomitanza con il compleanno dei suoi 80 anni e con la chiusura della festa nazionale sulla legalità organizzata all'interno, è apparsa nuovamente quella di un leader della sinistra. Capace dalla sua posizione di dare, volontariamente e dichiaratamente, anche la sveglia alla sinistra stessa. Una sinistra e un PD che dalle sue parole emergono come chiusi nelle loro discussioni e autoreferenziale. Appelli e critiche ripetuti anche sui grandi temi, sono pur sempre anticipati da una carezza, prima della stangata. 'Ci sono 31 guerre in atto a cui non guardiamo. In Congo è 33 anni che c'è una guerra, 9 milioni di morti, ma dove siamo noi?'. E qui bastone e carota: 'Lo dico con rispetto, con affetto, a un'area politica in cui mi sono riconosciuto e mi riconosco. Siamo ripiegati su noi stessi, parliamo solo sempre di noi. Noi dobbiamo esserci nelle periferie geografiche, ma dobbiamo esserci anche nelle periferie esistenziali, dove le persone più fragili non soffrono solo dei bisogni trascurati, ma dei diritti negati. Noi non ci siamo, non ci siamo, mi dispiace, non ci siamo'.
Don Ciotti critica e sentendosi dichiaratamente parte di quella comunità politica che ha davanti alla festa PD, continua a premettere la critica con una carezza: 'Lo dico con rispetto e con affetto, dobbiamo guardare alle nostre latitanze, presi da altri problemi. Negli ultimi tempi ho visto occuparsi più di diritti civili, e meno di diritti sociali. E voi capite che lì sta il problema. Ed è sconcertante quello che è avvenuto con il referendum, in quel quinto quesito sulla cittadinanza, che pone più di una domanda a quell'area che mastica parole di sinistra'. E ancora premette con un 'lo dico con rispetto e con affetto', un altro punto: 'La verità dobbiamo dircela fino in fondo.
E qui il popolo dal popolo PD radunato nella Agorà politica della festa intitolata ad Aude Pacchini, tributa un applauso subito stoppato dal Don in nero senza colletto bianco e con sfondo rosso. 'Non battiamo le mani perché quel voto contrario alla cittadinanza a 5 anni lo abbiamo visto nelle periferie e nelle aree più disagiate del nostro Paese'. Quelle periferie alle quali la sinitra e il PD, per Don Ciotti, non guardano più. 'Se non torniamo, se non sentiamo come priorità l'essere presenti in quelle aree geografiche più marginali, continueremo a parlarci tra di noi. Vi prego, uno scatto in più in questo senso diventa importante'.
Poi il riferimento alle mafie, ma senza alcun riferimento a quelle da anni insediate e radicate in Emilia-Romagna. 'Le mafie ci sono da sempre nelle aree di guerra. Nel traffico delle armi, di esseri umani e della ricostruzione'. Poi: 'Ed è stato inquietante quello che abbiamo visto anche in televisione. A Roma erano più di duemila gli imprenditori, politici arrivati da tutta Europa, all'Eur. Oltre duemila persone, a discutere sulla ricostruzione in Ucraina, di affari nelle ricostruzione, mentre ancora c'è la guerra.
E qui i toni si alzano. Don Ciotti si pone alla platea PD come un leader di partito. Del resto la chiusura politica della festa è, come specificava la nota della segreteria provinciale, spetta a lui: 'Allora tocca a noi, benedetto popolo che dice si essere di sinistra, diamoci una mossa, diamoci una mossa' - dice. Poi, quasi in un tardivo momento di ravvedimento pastorale, abbassa i toni e afferma: 'Non sono destra e nemmeno di sinistra, io sono dalla parte della libertà, dei diritti, della dignità di tutte le persone e per me c'è anche un impegno evangelico e per me è importante stare da quella parte in cui Dio ci chiede di stare: dalla parte di chi fa fatica'. Un passaggio, poi di nuovo prendono il sopravvento toni e parole da leader di partito. 'La sinistra ha sempre creduto in alcuni valori importanti, questo è il momento di tirare fuori le nostre unghie, di esserci, di fare perché c'è un clima che non funziona. Sono contento che la festa vada bene ma rischiamo di parlarci sempre tra di noi, dobbiamo riuscire a parlare gli altri, dobbiamo andare in quelle periferie, dobbiamo andare in quella realtà, se no questi qui non se ne andranno'. Il riferimento è nuovamente al governo. 'Questi qui non se ne andranno, non se ne andranno questi qui se non c'è oggi uno scatto in più'. La platea PD applaude e ringrazia colui che è stato scelto per chiudere il programma politico della festa. Così come sempre hanno fatto i leader di partito.
Gi.Ga.
Foto: FB festa dell'Unità Modena



