Da vedere se ora anche Massimo Galli, da sempre in prima fila per la vaccinazione, verrà etichettato come un no vax.
Galli sottolinea che “da una parte, da un punto di vista individuale, la persona è ragionevolmente ancora protetta, sia nei confronti della reinfezione, nei limiti che tutti questi vaccini presentano, sia, e questa è la cosa fondamentale, dal punto di vista della malattia grave nel caso che una persona si infettasse. Se poi la probabilità di infettarsi è comunque bassa, molto bassa, è evidente che la potenzialità di essere untore, cioè di persona che si può infettare e ritrasmettere, è ovviamente ridimensionata”.
Galli tiene a precisare che “non è vero che tutti coloro che hanno fatto Johnson & Johnson perdono in pochi mesi la capacità di difesa. È una questione che è stata un po’ enfatizzata. Certamente, nel momento in cui il discorso della dose unica e tombale, ossia finito lì, è andato a perdere di validità in termini complessivi, bisogna pensare ad un ulteriore booster e questo booster può essere sicuramente un vaccino a mRNA, non certo un vaccino vettore”. Galli aggiunge inoltre che “il limite, i piedi d’argilla dei vaccini a vettore, è che sono stati tutti programmati, tranne uno, per una sola dose, e il fatto che comunque il vettore in qualche modo può suscitare una risposta immunitaria contro di lui. Quindi, le ulteriori vaccinazioni fatte con un vaccino vettore possono presentare limiti da questo punto di vista, proprio perché il nostro sistema immunitario si è preso la libertà di reagire, eventualmente, anche contro il vettore stesso.
L’esperto prosegue informando che “in una condizione di questo genere, AstraZeneca era stato progettato con una dose sola e poi hanno deciso di farne due perché sembrava avesse una risposta migliore che si potesse avvicinare alla risposta dei vaccini a mRNA. Johnson & Johnson è sempre stato progettato in questo senso, mentre un altro interessante escamotage era stato quello di Sputnik, che prevedeva due vettori virali diversi, un adenovirus 26 ed un adenovirus cinque, proprio per cercare di evitare quel tipo di problema che, ovviamente, avrebbe potuto limitare l’efficienza e l’efficacia del vaccino”. Galli dichiara infine che “oggi, se si parla di una terza dose, o di una seconda dose per Johnson & Johnson, avrei pochi dubbi sul fatto che non si possa che pensare ad un vaccino a mRNA”, conclude.



