'Il decreto porta la suggestiva denominazione di “decreto trasparenza” con quella forma di “pubblicità ingannevole” a cui ci ha abituati il nostro legislatore. Le disposizioni riguardano una serie di informazioni che devono essere fornite ai lavoratori al momento dell’assunzione o successivamente che normalmente le aziende italiane danno nel contratto individuale di lavoro e attraverso un semplice richiamo alle disposizioni della contrattazione collettiva nazionale. Insomma, un adempimento burocratico che va a gravare su lavoratori e imprese e che si rivela del tutto inutile in un contesto come quello italiano dove la contrattazione collettiva è ben presente e disciplina già ogni singolo aspetto dei rapporti di lavoro - continua Rossini -. E viene da chiedersi dove era la politica quando è stata approvata la direttiva UE: c’è stato qualcuno che ha alzato la mano per evidenziare che la normativa nel nostro paese avrebbe causato solo l’ennesimo inutile adempimento burocratico sulle spalle delle imprese? E la normativa di attuazione chi l’ha scritta? Qualcuno si assumerà la responsabilità di avere redatto un testo legislativo totalmente avulso dalla realtà italiana? I cittadini avranno poco tempo per seguire i dibattiti televisivi “contro”… saranno impegnati a risolvere i grattacapi imposti da un legislatore che non ha nessuna intenzione di aiutare a risolvere i problemi, ma sembra quasi accanirsi nel crearli. E saranno loro a dover fare qualcosa per le loro imprese e per le loro famiglie, da soli e a mani nude. Come sempre'.
'E mentre infuria la campagna elettorale, il 'decreto trasparenza' aggiunge burocrazia'
Rossini: 'I cittadini saranno impegnati a risolvere i grattacapi imposti da un legislatore che non ha nessuna intenzione di aiutare a risolvere i problemi'
'Il decreto porta la suggestiva denominazione di “decreto trasparenza” con quella forma di “pubblicità ingannevole” a cui ci ha abituati il nostro legislatore. Le disposizioni riguardano una serie di informazioni che devono essere fornite ai lavoratori al momento dell’assunzione o successivamente che normalmente le aziende italiane danno nel contratto individuale di lavoro e attraverso un semplice richiamo alle disposizioni della contrattazione collettiva nazionale. Insomma, un adempimento burocratico che va a gravare su lavoratori e imprese e che si rivela del tutto inutile in un contesto come quello italiano dove la contrattazione collettiva è ben presente e disciplina già ogni singolo aspetto dei rapporti di lavoro - continua Rossini -. E viene da chiedersi dove era la politica quando è stata approvata la direttiva UE: c’è stato qualcuno che ha alzato la mano per evidenziare che la normativa nel nostro paese avrebbe causato solo l’ennesimo inutile adempimento burocratico sulle spalle delle imprese? E la normativa di attuazione chi l’ha scritta? Qualcuno si assumerà la responsabilità di avere redatto un testo legislativo totalmente avulso dalla realtà italiana? I cittadini avranno poco tempo per seguire i dibattiti televisivi “contro”… saranno impegnati a risolvere i grattacapi imposti da un legislatore che non ha nessuna intenzione di aiutare a risolvere i problemi, ma sembra quasi accanirsi nel crearli. E saranno loro a dover fare qualcosa per le loro imprese e per le loro famiglie, da soli e a mani nude. Come sempre'.
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