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'E mentre infuria la campagna elettorale, il 'decreto trasparenza' aggiunge burocrazia'

'E mentre infuria la campagna elettorale, il 'decreto trasparenza' aggiunge burocrazia'

Rossini: 'I cittadini saranno impegnati a risolvere i grattacapi imposti da un legislatore che non ha nessuna intenzione di aiutare a risolvere i problemi'


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'Nel pieno di questa calda estate e dell’inizio di una campagna elettorale che si prospetta infuocata per le varie cordate “contro”, quasi in sordina il 29 luglio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 104/2022 in attuazione della direttiva UE 2019/1152 relativa a condizioni di lavoro trasparenti. Leggere il decreto e decifrarne i contenuti è un’impresa degna di un coraggioso scalatore di impervi sentieri di montagna, provare ad applicarlo è una prova da escursionisti temerari che partono per affrontare un ghiacciaio con condizioni meteo proibitive. Meglio fermarsi e attendere che il tempo migliori… Gli imprenditori tuttavia non possono fermarsi perché il decreto entra in vigore il 13 agosto, e nemmeno possono fermarsi consulenti del lavoro e associazioni di categoria che freneticamente devono trovare soluzioni perché la violazione delle nuove indecifrabili regole comporta l’applicazione di sanzioni amministrative'. A parlare è il consigliere modenese Fdi-Pdf Elisa Rossini.

'Il decreto porta la suggestiva denominazione di “decreto trasparenza” con quella forma di “pubblicità ingannevole” a cui ci ha abituati il nostro legislatore. Le disposizioni riguardano una serie di informazioni che devono essere fornite ai lavoratori al momento dell’assunzione o successivamente che normalmente le aziende italiane danno nel contratto individuale di lavoro e attraverso un semplice richiamo alle disposizioni della contrattazione collettiva nazionale.
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Insomma, un adempimento burocratico che va a gravare su lavoratori e imprese e che si rivela del tutto inutile in un contesto come quello italiano dove la contrattazione collettiva è ben presente e disciplina già ogni singolo aspetto dei rapporti di lavoro - continua Rossini -. E viene da chiedersi dove era la politica quando è stata approvata la direttiva UE: c’è stato qualcuno che ha alzato la mano per evidenziare che la normativa nel nostro paese avrebbe causato solo l’ennesimo inutile adempimento burocratico sulle spalle delle imprese? E la normativa di attuazione chi l’ha scritta? Qualcuno si assumerà la responsabilità di avere redatto un testo legislativo totalmente avulso dalla realtà italiana? I cittadini avranno poco tempo per seguire i dibattiti televisivi “contro”… saranno impegnati a risolvere i grattacapi imposti da un legislatore che non ha nessuna intenzione di aiutare a risolvere i problemi, ma sembra quasi accanirsi nel crearli. E saranno loro a dover fare qualcosa per le loro imprese e per le loro famiglie, da soli e a mani nude. Come sempre'.
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