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'Ecco perché il punto nascite di Pavullo deve chiudere'


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'Ecco perché il punto nascite di Pavullo deve chiudere'

Silvana Borsari, direttore dei consultori Usl e membro della commissione nascite spiega, dati alla mano, le ragioni del no alla proroga all'apertura arrivata dalla commissione ministeriale. In questi giorni gli ultimi 4 parti. 'A Pavullo rimarranno percorsi e assistenza post parto e assistenza in caso di emergenza. Per le donne troppo distanti da Sassuolo, un progetto speciale di supporto'


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I 197 parti registrati nel 2016 nel punto nascite di Pavullo, rappresentano molto meno della metà dei 500 fissati come soglia minima per garantire quegli standard oggi richiesti per gestire un parto in sicurezza. Questo era il paramentro principale che sulla base delle direttive ministeriali del 2010 aveva decretato la chiusura del punto nascite dell'ospedale di Pavullo, e questo rimane il parametro principale che ha motivato il no alla deroga richiesta alla commissione ministeriale chiamata ad esprimersi sulla possibilità o meno di mantenere attivo il punto stesso, nonostante il numero di parti fosse al di sotto delle soglie ed in considerazioni delle condizioni geografiche e territoriali. A confermarlo, dati alla mano, in una intervista che andrà in onda questa sera nel TG di TV Qui (canale 19), la dottoressa Silvana Borsari direttore dei consultori dell'Usl di Modena e membro della commissione nascita regionale che ha fornito dati e considerazioni a supporto dell'istruttoria avviata dalla commissione ministeriale che ieri ha ufficializzato il no alla deroga all'apertura, e il si alla chiusura del punto nascite.

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Chiusura che avverrà subito, appena gestiti gli ultimi parti programmati nei prossimi giorni.  'Oltre al numero dei parti ben al di sotto della soglia minima - afferma Silvana Borsari - c'è anche la tendenza al ribasso nel numero di parti stessi (calati del 20% negli ultimi 5 anni) e le previsioni che, anche nel caso di inversione di tendenza, non consentirebbero di raggiungere se non tra 15 anni o più, il numero di nascite del 2010'. Nella 'migliore' delle ipotesi.

Non è bastata nemmeno la particolare condizione geografica, che pone il punto nascite di Pavullo strategico per tutto il distretto montano e la distanza difficile da superare, soprattutto in caso di avversità meteo, per tutte le donne che risiedono nei comuni dell'alto Frignano, a convincere la commissione a non decretare la chiusura del punto nascite. Ma il problema rimane. Sarebbero i comuni di Pievepelago, Riolunato e Fiumalbo quelli individuati dalla commissione nei quali le donne residenti gravide potrebbero avere qualche oggettiva difficoltà nel raggiungere quelli che saranno i nuovi centri di riferimenti di Sassuolo o di Modena.
Sono in media 40 le donne, calcolate dalla stessa commissione, che ogni hanno potrebbero avere bisogno di sostegno per superare le difficoltà legate alla distanza.
'Per loro - rassicura la dottoressa Borsari - saranno predisposti da subito percorsi specifici.

Ogni gravidanza sarà monitorata da personale specializzato in contatto diretto con le singole donne, e georeferenziata al fine di garantire, in prossimità del parto naturale o programmato, l'avvicinamento al punto nascita e l'adeguata assistenza in strutture protette, con attenzione dedicata anche ai familiari. Inoltre ricordiamo che a Pavullo rimarranno attivi i percorsi e l'assistenza pre e post parto. E, grazie alla presenza di un'ostetrica H24 e di un auto-medica h24, sarà potenziata anche l'assistenza anche in caso di emergenza urgenza'


Gianni Galeotti

 

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