Poco prima dell'udienza, Patrick Zaki aveva pubblicato su Facebook un post in cui esprimeva le emozioni suscitate dal ripercorrere la strada verso il tribunale che immancabilmente lo riporta con la mente all'esperienza del carcere: 'due anni di ricordi - ha scritto - che spero non si ripetano mai più'. Sensazioni 'pesantissime', col timore che 'rivivere quel calvario sia una realtà molto vicina'. La vista delle camionette della polizia, allora, delle manette o 'altri piccoli dettagli che sfuggono alla vista delle persone comuni' per Zaki invece 'rappresentano un vero trauma' che 'resta impresso nella mente di chi ha vissuto l'esperienza carceraria e ha bisogno di molto tempo per riprendersi'.
Uno degli aspetti più duri per un ex detenuto secondo Zaki è il fatto di 'non uscire mai davvero dalla cella. Anche se vieni scarcerato, la tua mente resta confinata lì. Ti rimane dentro per molto tempo e ti accompagna per il resto del viaggio. Almeno a me sta accadendo questo' ammette il ricercatore, che aggiunge: 'nonostante i miei sforzi per superare quell'esperienza, mi accorgo che quel pensiero mi attacca quando meno me lo aspetto, anche se sto facendo qualcosa che mi dà gioia'. Zaki parla di 'incubo', di 'lunga notte' a cui 'la mente non smette di tornare'. Lo studente avverte: 'Rispetto a questo, c'è chi sopravvive e chi purtroppo non ce la fa. Mantenere la propria salute mentale è il lavoro più difficile'. Per questo, conclude lo studente, 'sono grato ai miei amici per il loro infinito sostegno. Ad ogni udienza ricevo tantissimi messaggi di solidarietà e affetto che mi fanno capire di non essere solo in questa difficile esperienza e mi dà qualche speranza che qualcosa di bello possa accadere presto.
'Forza Patrick non mollare, continuiamo ad aspettarti a braccia aperte a Bologna' - scrive sui social il presidente dell'Emilia Romagna Bonaccini.




