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Ex Fonderie, non c'è progetto senza bonifica e la bonifica non c'è

Data: / Categoria: Politica
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Il suolo del complesso ex industriale abbandonato deve ancora essere decontaminato. Un passaggio rimasto al palo senza il quale nessun progetto può procedere


Ex Fonderie, non c'è progetto senza bonifica e la bonifica non c'è
A metà degli anni '90 era già simbolo di degrado e di abbandono, ma già oggetto delle promesse di riqualificazione di amministratori e politici che su di esso, nei dieci anni di mandato di Barbolini fino ai dieci successivi di Pighi e al primo di Muzzarelli, hanno costruito parte delle loro campagne elettorali sul tema della rigenerazione urbana. Non finirebbe in cento righe l'elenco dei progetti più meno partecipati (solo sulla carta), dei concorsi di idee (strumento sempre pronto per scaricare sui cittadini la mancanza di idee e di visione politica degli amministratori pubblici, oltre ai ritardi accumulati), e dei piani urbanistici. Tutti accompagnati da laute consulenze e, in alcuni casi, capaci di accendere l'entusiasmo anche di giovani aspiranti architetti ed artisti che (come nel caso dell'ex diurno di Piazza Mazzini e dello stesso Dast riproposto oggi), cedettero invano alle lusinghe di potere essere davvero protagonisti della ricostruzione e della rigenerazione urbana di una parte della città.

Cosa che a Modena, nonostante le promesse, negli ultimi 25 anni, non è mai, mai avvenuta. Ma il nodo politico e amministrativo, pur importante, non sta nemmeno qui. Sta nel fatto che ogni progetto promesso e annunciato in pompa magna, dalla nuova sede dell'Ausl dell'inizio degli anni 2000, all'idea di tecnopolo e fino ad arrivare ad oggi con il milionario progetto Dast, non è mai stato accompagnato, almeno ufficialmente, da quello che è un passaggio fondamentale: la bonifica e la decontaminazione del suolo del comparto ex industriale. Una bonifica che è stata effettuata nel 2004 solo in relazione all'amianto che per più dieci anni rimase comunque abbandonato ed indisturbato, in tutta la sua pericolosità, e senza che nessuno ne rispondesse, sulla copertura da migliaia di metri quadrati del capannone principale.

In quel periodo l'intenzione era di ricavare, nello stabile, la nuova sede Ausl. Con 230 mila euro si procedette alla rimozione dell'amianto che rese lo stabile sempre più simile ad uno scheletro. Solo nel 2010 l'ausl attraverso carotaggi e rimozione di parte di terreno con escavatori, sia all'interno del capannone sia nell'area cortiliva effettuò, delle verifiche che mostrarano la presenza (prevedibile vista la storia di fonderia di inizi '900) di materiale contaminante ed inquinante. Che una volta rimosso venne posizionato in un enorme cumulo, coperto da teloni, per evitarne la dispersione nell'aria, nella zona cortiliva ad est dello stabilimento. Dai rapporti di prova emerse che quel terreno presentava livelli di contaminazione incompatibili con l'uso a verde e residenziale (quello a cui sarebbe stato indirizzato), mentre risultarono nei limiti per un uso industriale. Uso che quell'area, appunto, non è stata più destinata ad avere. Una incompatibilità che per le aree verdi e cortilive dello stabile, a pochi metri in linea d'aria dalle palazzine di via Mar Jonio, (figuriamoci per le residenze previste nel terzo stralcio del progetto Dast), riguarda anche la presenza di vecchie cisterne interrate con importanti accumuli e residui di gasolio. E non ci vogliono degli ingegneri ambientali per comprendere come i documenti Arpa e USL, ormai impolverati dagli anni, come i progetti di rigenerazione, definirono come necessaria la bonifica e la decontaminazione di quelle aree e di quei terreni. Necessità che insiste tutt'oggi, prima di potere parlare di qualsiasi intervento

Un aspetto di cui negli ultimi dieci anni, in relazione ai diversi progetti o concorsi di idee presentati alla stampa, non si è più parlato. Compreso gli ultimi annunci dei giorni scorsi relativi al progetto Dast. Progetto che oggi il sindaco Muzzarelli, con una determinazione che gli fa onore, ha rispolverato da un passato inglorioso e provato a rimettere in pista, con tanto di presentazione in stile pre-elettorale, con qualche rendering modificato tanto da renderlo appetibile, e, come ha fatto con il piano periferie rispetto al piano di riqualificazione fascia ferroviaria del 1999, ripreso quasi alla lettera, con qualche innovazione, anche per accedere a finanziamenti pubblici. Quelli di un bando regionale per progetti di rigenerazione. Che, per le ex fonderie, ben che vada potrà essere concesso e potrà essere utile per avanzare, sempre sulla carta, e sempre posto la necessaria bonifica (tutta da progettare e da quantificare anche in termini di costi), con l'idea di ristrutturare (come il primo stralcio del progetto Dast prevede), la facciata di ingresso dell'ex industria,  che affianca il cavalcavia Cialdini (e dove i cartelli che prima annunciavano la riqualificazione come sede usl e poi il progetto partecipato hanno fatto in tempo ad essere distrutti dagli agenti atmosferici), regalando così almeno un bel paravento al mondo contaminato che, salvo novità, continuerà ad esserci dietro.

Gi.Ga.


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