Nel suo intervento, Gasparri ha sostenuto che la vittoria del “sì” rappresenterebbe 'un passo decisivo per allontanare la politica dalla giustizia'. Secondo il senatore, l’introduzione del sorteggio per il Consiglio Superiore della Magistratura 'metterebbe fine alle liste di partito che, soprattutto nelle correnti togate, hanno condizionato per decenni le dinamiche interne della magistratura, generando una politica di scambio: tu mi sostieni per il CSM, io ti nomino in procura, in tribunale o altrove'.
Gasparri, al quale sono state affidate le conclusioni al termine di una serie di interventi tra cui quello del Presidente della Regione Sicilia Mulé, Vicepresidente della Camera dei Deputati e del procuratore della Repubblica di Parma Alfonso D'Avino, ha richiamato anche lo scandalo Palamara, che a suo avviso 'ha mostrato come all’interno della magistratura esistano veri e propri partiti interni'. Da qui la convinzione che il “sì” possa 'rendere più autonoma la magistratura sia dai condizionamenti esterni sia da quelli interni'.
Il senatore ha poi ribadito l’importanza della separazione delle carriere, sostenendo che «pubblici ministeri e giudici svolgono funzioni diverse, così come un anestesista e un chirurgo sono entrambi medici ma operano in ambiti distinti». Una riforma, ha aggiunto, che punta a «modernizzare il sistema, aumentare la trasparenza e chiarire i ruoli, senza ledere in alcun modo l’autonomia della magistratura'. 'Il sì porta alla verità, mentre chi sostiene il no diffonde argomentazioni infondate' - ha concluso il senatore.


