Il Governo Draghi sembrava aver vinto su tutta la linea: al porto di Trieste da si riprendeva come sempre l'attività e la protesta libera e pacifica dei portuali veniva convogliata nei binari classici della trattativa istituzionale. Una vittoria del Governo, una delusione netta per i tanti che avevano guardato a Trieste come 'resistenza civile' al passaporto sanitario per poter lavorare. Misura introdotta sinora solo in Italia.
Poi dopo un paio d'ore la nuova svolta (video sopra) con la smentita e le scuse del leader Stefano Puzzer che è tornato sulla propria decisione affermando che 'il presidio continua e non si molla'.
La rettifica dei portuali
Ma ecco il comunicato integrale di rettifica.
'I lavoratori portuali di Trieste e Monfalcone hanno iniziato la lotta per impedire l'applicazione del criminale e ricattatorio decreto Green pass, che nulla ha a che fare con la sicurezza sanitaria e la lotta contro il Covid, ma che ha lo scopo di dividere i lavoratori, costringendo una loro parte a pagare per poter lavorare. Il tutto dopo che per quasi due anni hanno lavorato in condizioni di sicurezza sanitaria che definire ridicole è molto gentile. La risposta che abbiamo avuto è stata l'offerta di tamponi gratuiti per i portuali di Trieste e Monfalcone - ma non per tutti (molte aziende, tra le quali quelle controllate dall'AdSPMAO non hanno accettato di farsi carico del costo dei tamponi) -. Una ulteriore discriminazione nella discriminazione, che crea lavoratori di serie A, che non devono pagarsi il tampone, e lavoratori di serie B, che invece devono pagarselo.
Ci siamo poi uniti agli altri lavoratori e cittadini che partecipavano alle manifestazioni del Coordinamento No Green Pass di Trieste.
Questa nostra iniziativa ha suscitato una ondata di solidarietà da tutta Italia che ci ha sorpreso ma anche fatto capire che non eravamo soli. Siamo riusciti a fermare l'attività nei porti di Trieste e Monfalcone circondati dal sostegno di migliaia e migliaia di persone giunte da ogni parte d'Italia. Oggi abbiamo scoperto e denunciato che le aziende sono state costrette, per far fronte allo sciopero, a far lavorare lavoratori senza Green Pass, violando il decreto governativo.
Neanche questo pare avere smosso le istituzioni, che hanno cercato di impedire l'espressione democratica della volontà di una grossa parte della popolazione con minacce e falsità. E' quindi necessario fare un passo in avanti assieme alle migliaia di persone e gruppi con cui siamo entrati in contatto in questi giorni. Questa prima battaglia l'abbiamo vinta ma si continua, dimostrando la forza e la determinazione dei lavoratori portuali e di tutti coloro che li hanno affiancati e sostenuti nella difesa della democrazia e della libertà individuale.
Il primo passo sarà il 30 ottobre, quando delegazioni di lavoratori portuali di Trieste e Monfalcone e degli altri scali italiani, delle forze dell'ordine, di sanitari, di giornalisti e di altre categorie di tutta Italia saranno accolte al Senato a Roma per far valere le ragioni di chi chiede l'abolizione del Green Pass per lavorare. Il presidio continua fino al 20 ottobre e non si molla'.



