'A questo si affianca la denuncia portata avanti dal comitato CVR su edifici che hanno ricevuto contributi senza - a dir loro - averne titolo: ben vengano dunque gli accertamenti anche se a lunga distanza, quando sarebbe bastato un “click” anche dalla Regione per verificare lo stato degli edifici prima del 2012. Ma non possiamo sempre e solo far ruotare tutto attorno al “dio denaro”, dimenticando che diverse furono le vittime, specie con la sequenza del 29 maggio e che si trovavano sul posto di lavoro. Potevano essere evitati quei morti, se gli edifici fossero rimasti chiusi per una verifica completa? Interrogativi che da anni pongo ma invano, seppur certe responsabilità vengono scritte “nero su bianco” su atti governativi a seguito di mio accesso atti, presso la Commissione Grandi Rischi che fa capo al Dipartimento Nazionale di Protezione Civile in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; atti in mio possesso e recentemente inseriti in una denuncia che non certo si placherà - continua Antonio Spica -. Si insedi dunque una commissione regionale d’inchiesta su tutte queste vicende, legate anche alla tristemente nota commissione Ichese, voluta tardivamente da Vasco Errani, specie sul quesito di Rivara: poteva uno deposito inesistente indurre o innescare una sequenza sismica? Perché questo incongruo quesito? Non sto certo qui a schierarmi a favore, anzi, ma chiarezza e trasparenza sono doverosi'.
'Ci si chieda il perché venne sottovalutata la mappatura sul rischio sismico pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel 2003; ci si chieda quali azioni furono attuate dopo la ricezione (in regione) del verbale CGR del 28 gennaio 2012 che allertava fortemente il territorio poi colpito 6 mesi dopo. E relativamente al verbale CGR del 5 giugno quali misure di prevenzione vennero attuate sul rischio idrogeologico (argini fluviali).




