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'Il Cpr è un ritorno al passato da evitare'

'Il Cpr è un ritorno al passato da evitare'

L'europarlamentare modenese del Pd C?cile Kyenge, di ritorno dal Niger, scettica sull'apertura del centro per i rimpatri: 'Serve un approccio olistico'


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Difficile, dispendiosa, e che espone ai rischi del passato legati all'esperienza dei Cie. Tradotto, da evitare.  L'europarlamentare modenese boccia elegantemente l'ipotesi di aprire il Centro di Permanenza e rimpatri a Modena, nella sede che, fino alla chiusura, ospitava il Cie (Centro di identificazione ed espulsione).

' La notizia della riapertura del CPR si è diffusa proprio nel momento in cui giungevo in città, di ritorno da una missione di studio sul fenomeno migratorio in Niger. Tra la capitale Niamey ed Agadez, ho avuto la possibilità di toccare con mano, le realtà sociali ed economiche, particolarmente indigenti, dalle quali partono i migranti, o attraverso cui transitano, essendo il Niger ritenuto un paese di origine e di transito delle migrazioni. Particolarmente dominata da incontri e confronti con le autorità locali nigerine, la missione era anche finalizzata a verificare l’efficacia delle politiche europee messe a punto per cercare di rallentare le partenze dei giovani dall’Africa.

Al termine della missione, è apparso chiaramente che il fenomeno migratorio deve essere gestito e governato con un approccio olistico globale che parte dall’intervento sulle cause profonde nei paesi d’origine fino ad arrivare a politiche efficaci di accoglienza e integrazione sui nostri territori.

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Non può essere affrontato quindi con iniziative di sola sicurezza, evitando di ripercorrere gli errori del passato che hanno portato alla chiusura del Cie per mancanza del rispetto dei diritti umani e delle tutele dei lavoratori. La promozione dello sviluppo locale dei contesti africani di partenza appare sempre più come il primo rimedio all’immigrazione, cosi come nei contesti locali quale la nostra città, occorre promuovere una più ampia filosofia di accoglienza diffusa. In diverse città italiane, la sperimentazione dell’accoglienza diffusa, con il coinvolgimento delle famiglie che accolgono singole persone e ne favoriscono l’integrazione, ha dato risultati migliori per i singoli e per la città stessa. Le risorse andrebbero utilizzate per incentivare, promuovere e sostenere tutte le attività del territorio che si impegnano quotidianamente per seminare la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione”.

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