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Il decalogo della Remigrazione: obiettivo 50.000 firme per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare

Il decalogo della Remigrazione: obiettivo 50.000 firme per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare

Lanciato dall'omonimo comitato ieri sera a Modena il documento programmatico. 'Siamo stati criminalizzati pregiudizialmente. Siamo normali cittadini militanti che contestano un sistema di sfruttamento e business che sta distruggendo l'Italia. Qui non c'è nulla di fascista. Ci accusano senza ascoltarci e leggere il programma'


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Cinquantamila firme da raccogliere in presenza e on-line con iniziative strutturate in tutta Italia per sostenere il progetto di legge ad iniziativa popolare sulla Remigrazione. È il progetto lanciato a Modena ieri sera dal Comitato Remigrazione e Reconquista. Partecipazione ampia in una sede alle porte di Modena, cambiata nelle ultime 24 ore a seguito sia della prevista ampia partecipazione, tale da non essere contenuta nella sede di Areté inizialmente prevista, in zona direzionale 70, sia per gli attacchi ricevuti dal fronte antagonosta e politico istituzionale.
Il primo, di associazioni e gruppi antagonisti organizzato alle 18.30 a Modena due, proprio nei pressi della sede di Areté dove doveva svolgersi l'evento inizialmente, con una trentina di persone. Il secondo, politico e istituzionale organizzato oggi, sabato, da sigle politiche e sindadali, alle 11,30 davanti al Sacrario della Ghirlandina. 'Già questo la dice lunga sul clima di criminalizzazione pregiudiziale che abbiamo da subito iniziato a subire da chi anche dal fronte politico ed istituzionale parla per frasi e pregiudizi fatti, senza mai entrare nel merito e leggere ciò che proponiamo. Abbiamo sentito la solita, stanca tiritera: antifascismo evocato come un feticcio. Il termine Remigrazione assimiliato a deportazione. Termini che non hanno nulla a che vedere con ciò che stiamo dicendo.
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Vengono usati in modo strumentale, spesso copiando traduzioni dall’inglese americano, senza neppure capire il significato reale delle parole. Parole violente e di odio che una certa parte politica e mediatica si è rimasticata per settimane e che dovrebbero farci riflettere. Non sono mai entrati nel merito della proposta che portiamo. Qui non c'è nulla di fascista. Ma solo una proposta di programma che vorremmo trasformare in legge. Non solo una proposta di legge, ma un atto di amore per l'Italia''Noi dal primo giorno non ci siamo mai nascosti. Nomi e cognomi, simboli chiari, associazioni dichiarate' - ha affermato in apertura Andrea Casolari di Veneto fronte skinheads, all'appuntamento modenese insieme a Mattia Piras di Rete patrioti Emilia, Gianluca Mingardi di Comunità militante Bulaggna, Manuel Radaelli di Casapound Italia.'Non abbiamo creato un comitato “di copertura” per sviare l’attenzione. Non abbiamo nulla da nascondere. Non abbiamo nulla da guadagnare se non la coerenza con ciò in cui crediamo. Noi siamo militanti ma siamo persone normali, italiano con lavoro famiglia, ma che come migliaia anche qui a Modena si è rotta i coglioni di una situazione relativa all'immigrazione che anziché migliorare ed essere affrontata, peggiora.
Per anni abbiamo denuncia un sistema di business e sfruttamento dell'immigrazione che sta distruggendo l’Italia e mettendo a rischio il futuro delle nostre famiglie. Anche quando si parla di decreto flussi. Non siamo qui a chiedervi una tessera, una firma stasera, un obolo. Siamo qui a chiedervi partecipazione. Quella partecipazione che in Italia sembra scomparsa. Partecipazione nei luoghi di lavoro, in famiglia, nei bar, nelle palestre. Parlare, discutere, rompere il silenzio. Perché quando le persone percepiscono fermento, qualcosa si muove. La proposta che presentiamo è concreta, scritta, in continua elaborazione. A inizio anno verrà presentata a Roma come proposta di legge di iniziativa popolare. Serviranno 50.000 firme. A qualcuno sembrano impossibili. Noi pensiamo il contrario. Pensiamo che possano essere solo l’inizio'.'Non c’è odio, non c’è razzismo, non c’è deportazione in questo progetto. non c’è una sola parola che richiami quei concetti. 'Il progetto si articola in dieci punti ma in cinque grandi aree - Gianluca Mingardi di Comunità militante Bulaggna - e parte dal controllo dei flussi migratori, colpendo chi sfrutta il lavoro degli stranieri. Chi lucra su questo sistema va punito duramente, anche con strumenti amministrativi incisivi, come il sequestro preventivo dei capitali'.'Quei fondi possono servire a finanziare lavoro vero, dignitoso, anche per gli italiani, in settori in difficoltà come l’agricoltura.
Perché un salario da fame non è un lavoro che gli italiani “rifiutano”: è un lavoro che non si possono permettere. Difendere il lavoro significa difendere la Costituzione, quella stessa Costituzione che viene evocata solo quando fa comodo e da quei politici che ci attaccano di minacciarla. il primo articolo della costituzione viene violato proprio da chi difende in sistema che genera illegalità, sfruttamento del lavoro e dell'immigrazione. Difendere i confini, il lavoro, l’economia nazionale non è fascismo. È sovranità. È difesa dei diritti dei cittadini. Eppure veniamo accusati senza che nessuno abbia nemmeno letto la proposta'.'Pareva che questi punti dovessero essere affrontati da questo governo invece pare che non ci sia differenza da quello che lo precedeva' - afferma Manuel Radaelli di Casa Pound italia che nel suo intervento sottolinea criticamente il decreto flussi. 'Il pretesto della necessità di lavoro e manodopera che non controllata genera poi sfruttamento ed è strumentale ad un disegno di sostituzione etnica. Basta passare per la zona Sacca e Crocetta per rendersi conto che percentualmente è già così. Stiamo assistendo inoltre ad una islamizzazone dei nostri territori. Quando saranno in maggioranza imporranno la loro politica e non faranno distinzione rispetto alla nostra politica che è legata ai valori veri della nostra Costituzione'.Mattia Piras, di Rete Patrioti Emilia, di Piacenza, ha portato la testimonianza del capoluogo dove vive e dove lavora in una cooperativa di promozione sociale e parla di una realtà trasformata in peggio da una immigrazione irregolare che ha aumentato i livello di insicurezza a livelli emergenziali e dove oggi il 70% dei detenuti nel locale carcere sono stranieri.'Questo nasce da cittadini stanchi di essere spettatori e paganti di uno spettacolo indegno' - sottolinea Casolari. 'È una chiamata all’azione. Ognuno deve fare la propria parte. Cinquantamila firme non sono nulla, se c’è volontà. Possiamo farne il doppio. Per mettere chi governa di fronte a una scelta: o l’Italia, i suoi figli, il suo futuro, oppure il declino definitivo. Questo è solo l’inizio, anche degli attacchi che ci faranno. Ma è da qui che si comincia'.

I dieci punti del programma Remigrazione e Reconquista

 

1 Controllo dei flussi migratori.
La proposta prevede il rafforzamento del quadro normativo per distinguere con maggiore chiarezza l’immigrazione regolare da quella irregolare, introducendo soglie di ingresso controllate e una revisione dell’istituto della ricongiunzione familiare. «Serve smettere di usare le norme come scorciatoie che aggirano ogni limite sostenibile», ha spiegato uno dei relatori.
2 Confisca contro lo sfruttamento dell’immigrazione.
È previsto l’inasprimento delle sanzioni patrimoniali e l’estensione della confisca, anche preventiva, verso chi trae profitto illecito dal traffico di esseri umani e dallo sfruttamento lavorativo. «Il vero nemico non è chi arriva, ma chi si arricchisce sulla sua pelle», è stato sottolineato.
3 Espulsione degli irregolari e di chi commette reati.
Il programma propone misure operative per garantire l’effettiva esecuzione dei provvedimenti di espulsione e l’espulsione obbligatoria per gli stranieri autori di delitti, con divieto di reingresso per almeno dieci anni. «Le leggi esistono, ma non vengono applicate», ha denunciato un relatore.
4 Istituto della remigrazione.
La remigrazione viene definita come uno strumento di governo dei flussi, finalizzato a incentivare il ritorno nei Paesi d’origine. 2Non è uno slogan – è stato chiarito – ma una misura strutturale di politica pubblica'.
5 Patto di remigrazione volontaria.
Si propone un accordo tra Stato e straniero regolarmente soggiornante che consenta il rientro nel Paese d’origine in cambio di un contributo economico e della rinuncia definitiva a diritti di soggiorno e cittadinanza. 'È una scelta volontaria, regolata e trasparente', hanno spiegato i promotori.
6 Fondo per la remigrazione.
Il fondo sarebbe alimentato dai risparmi derivanti dal taglio della spesa pubblica sull’immigrazione e destinato a finanziare i patti di remigrazione e le spese connesse. «Le risorse pubbliche vanno usate per risolvere i problemi, non per perpetuarli», ha osservato uno dei relatori.
7 Stop ai finanziamenti alle ONG del traffico migratorio.
Il programma prevede l’interruzione dei finanziamenti pubblici a ONG e cooperative ritenute coinvolte nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, rafforzando al contempo il contrasto al traffico di esseri umani nel Mediterraneo.
8 Abolizione del Decreto Flussi e ritorno degli italo-discendenti.
È prevista l’eliminazione del sistema di programmazione dei flussi per motivi economici e l’introduzione di incentivi per il rientro dei discendenti di italiani dall’estero. «Il lavoro va restituito a dignità e centralità», è stato ribadito.
9 Fondo per la natalità italiana.
Istituzione di un fondo dedicato esclusivamente alle famiglie italiane per contrastare il declino demografico. «Senza natalità non c’è futuro», ha affermato uno dei relatori.
10 Case popolari e asili nido: nuovi criteri di priorità.
Introduzione di criteri che garantiscano priorità ai cittadini italiani nell’accesso agli alloggi pubblici e ai servizi per l’infanzia, nel rispetto della Costituzione e sulla base di requisiti come la residenza continuativa e la regolarità contributiva.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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