Con la promulgazione di Sergio Mattarella la riforma elettorale è legge dello Stato.
La nuova legge elettorale è stata pubblicata in serata sulla Gazzetta Ufficiale, da cui si evince che l'entrata in vigore del provvedimento è fissata al 24 ottobre prossimo. Solo allora le nuove regole sostituiranno il Rosatellum e diventeranno il sistema con cui si eleggeranno Camera e Senato.
Il provvedimento, voluto dalla maggioranza di centrodestra e ribattezzato Stabilicum, o Melonellum dalle opposizioni, abbandona i collegi uninominali e torna a un impianto proporzionale.
Il premio di governabilità scatta se una lista o una coalizione raggiunge almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere: in quel caso ottiene 70 deputati e 35 senatori in più, senza però poter superare il tetto di 220 seggi a Montecitorio e 113 a Palazzo Madama. Restano le soglie del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni. Gli elettori potranno esprimere preferenze, ma con i capilista bloccati, e le coalizioni dovranno indicare prima del voto il candidato premier.
Il nodo più delicato è proprio il premio. Opposizioni e alcuni costituzionalisti ne hanno già contestato la tenuta, e la Corte costituzionale potrà essere investita solo a legge vigente, in genere dentro un giudizio concreto. Una volta in vigore, il testo potrà anche essere oggetto di raccolta firme per un referendum abrogativo, nei limiti e nei tempi previsti per le leggi elettorali.
Sul piano politico la legislatura ordinaria scade nel 2027. La nuova legge si applicherà sia se si andrà al voto a scadenza sia in caso di elezioni anticipate. Lo scioglimento, però, non è un effetto automatico della firma del Colle: resta una decisione del governo e del presidente della Repubblica.
La riforma alza il muro delle firme per chi vuole presentare una lista. Per i partiti non presenti in Parlamento le sottoscrizioni necessarie salgono da 1.500 a 6.000 in ogni collegio plurinominale, un aggravio che le opposizioni hanno stimato in centinaia di migliaia di firme su scala nazionale.
Restano esentati, con una norma transitoria, i partiti che al 31 dicembre 2025 avevano un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere. Per chi dispone soltanto di una componente nel gruppo Misto, come alcune formazioni minori, l’obbligo scende a 1.500 firme per collegio.
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