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Il Vescovo di Rimini invoca ordinanza contro i clienti delle prostitute

Il Vescovo di Rimini invoca ordinanza contro i clienti delle prostitute

Il decreto Minniti, convertito in legge lo scorso aprile, consente ai sindaci di emettere un'ordinanza contro chi ottiene prestazioni sessuali a pagamento. A spronare il Comune in questo senso ?, nel corso del suo intervento in occasione della festa del patrono San Gaudenzo, il vescovo riminese Francesco Lambiasi


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Il Comune di Rimini segua l’esempio di Firenze ed 'emetta quanto prima un’ordinanza per contrastare lo sfruttamento della prostituzione e la riduzione in stato di schiavitù, approfittando del fatto che il decreto Minniti, convertito in legge lo scorso aprile, consente ai sindaci di emettere un’ordinanza contro chi ottiene prestazioni sessuali a pagamento'. A spronare il Comune in questo senso è, nel corso del suo intervento in occasione della festa del patrono San Gaudenzo, il vescovo riminese Francesco Lambiasi.

Nel suo discorso, Lambiasi tiene comunque a sottolineare che “da qualche tempo anche a Rimini si registra un’inversione di tendenza che mostra di voler affrontare la piaga vergognosa della prostituzione per il verso giusto, secondo il cosiddetto ‘modello nordico’”. In pratica, spiega, “anche da noi, grazie alla collaborazione dell’amministrazione, della magistratura e delle Forze dell’ordine, e con il contributo importante delle associazioni per la tutela delle vittime di tratta”, si è cominciato a sanzionare “il cliente e non le donne che, se arrivano sulla strada, sono già state oggetto di compravendita, soprusi e umiliazioni”.

Non sono “prostitute, ma sono state prostituite”, sintetizza il vescovo, secondo cui “difendere la loro dignità e libertà non è moralismo, perché lo stupro che subiscono non è un ‘atto contro il pubblico pudore’, ma un orrendo crimine”.
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Ecco perché, chiude Lambiasi, “occorre creare una nuova cultura del rispetto, di cui abbiamo disperatamente bisogno in Italia, dove lo stillicidio ripugnante del femminicidio deriva proprio dall’idea disumana che della donna si può fare ciò che si vuole”.

 

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