Zuppi avverte i ragazzi. 'Sulla droga gli interessi sono enormi e fanno schifo - afferma - per le armi è uguale: ci sono interessi nascosti, ma vuol dire rovinare la vita delle persone'.
Secondo il cardinale, dunque, 'c'è il diritto alla difesa. Ma quello che serve è la pace, serve abolire la guerra. Dopo due guerre mondiali, ancora non abbiamo imparato che la guerra ci distrugge'. La Costituzione italiana, cita l'arcivescovo di Bologna, 'parla di ripudio della guerra e di perdere sovranità per garantire soluzioni di pace tra le nazioni. Invece abbiamo smantellato le poche strutture sovranazionali che avevamo, come l'Onu, che oggi non conta più niente. Ed è pericoloso'.
Zuppi raccomanda quindi di 'sfuggire dalla superficialità e dalle fake news. La storia non si capisce con il linguaggio binario: o sì o no, o pro o contro. E' molto più complicato. L'unica cosa a cui dobbiamo dire sì è la pace, perchè la guerra è una tragedia. Abbrutisce tutti. E se c'è una terza guerra mondiale è l'ultima, perchè distrugge l'umanità'.
Secondo Zuppi, 'l'impegno per la pace è molto concreto e si fa solo insieme. Come nella pandemia'. La guerra del resto 'è una pandemia - sostiene il cardinale - non è vero che andrà tutto bene, dipende da noi. La pace inizia da noi'. E aggiunge: 'Le cose più pericolose che conducono a una guerra sono l'ignoranza e il nazionalismo, che diventa idolatria e che non ha niente a che vedere con l'amore per il proprio Paese'. Zuppi affronta questi temi in dialogo con il presidente dell'Ucoii, Yassine Lafram, e con padre Serafim Valeriani, parroco della Chiesa Ortodossa di San Basilio il Grande di Bologna. Presente anche Franco Cardini, professore emerito di storia medievale dell'Università di Firenze.
'Noi abbiamo grandi responsabilità - afferma lo studioso - perchè abbiamo raccontato ai giovani che stavano scomparendo la guerra, le malattie e la povertà.
Cardini si rivolge agli studenti. 'Cosa potete fare? Provate a parlarne in casa - suggerisce - ma non dicendo che siete andati a manifestare per la pace. Chiedendo invece ai vostri genitori, ad esempio, se sono sicuri di non comprare azioni che sostengono direttamente o indirettamente chi fabbrica armi'. L'Italia, sottolinea il docente, 'è uno dei principali fabbricatori di armi e il nostro Parlamento ha votato per l'aumento delle spese militari. Sul piano della politica internazionale è un atto di guerra. Si poteva rispondere di no, persino alla Nato. Quindi parliamo di pace, ma seminiamo la guerra - afferma Cardini - siamo tutti corresponsabili'.



