La chiusura, nel 2017, del punto nascita di Pavullo, decisa dalla Regione Emilia-Romagna, aveva già sollevato forti preoccupazioni tra le comunità montane dell’Appennino modenese. La distanza dai principali ospedali di riferimento per i parti e le difficoltà logistiche per le donne in gravidanza residenti nei distretti di Pavullo, Sassuolo e Vignola avevano reso evidente la necessità di un sistema di accoglienza che garantisse sicurezza e tempestività. Del resto, i casi di parti in ambulanza e corse in emergenza di mezzi lungo la nuova Estense verso Sassuolo, o dalla fondovalle verso la pianura, mezzi che non era più possibile dirottare all'ospedale di Pavullo, (in un caso immediatamente successivo alla chiusura del punto nascita anche con esito fatale), non sono mancati,Per rispondere a questa esigenza, l’Azienda USL di Modena ha messo a sistema una procedura che prevede il trasferimento e l’ospitalità delle donne prossime al parto in strutture alberghiere situate nei pressi dell’Ospedale di Sassuolo, Il documento di attivazione dal primo dicembre, di fatto rinnova la procedura, avviata già nell'ambito del percorso di accompagnamento al parto seguito alla chiusura del punto nascita di Pavullo.
Il documento operativo, valido fino al 30 novembre 2028, stabilisce una procedura chiara e dettagliata.
L’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Sassuolo individua le donne gravide residenti nei comuni montani dell’Area Sud che presentano i requisiti richiesti e provvede a contattare direttamente le strutture alberghiere convenzionate, comunicando i dati della paziente e l’eventuale presenza di un accompagnatore.
Da specificare che la procedura non si attiva per tutte le gestanti a fine gravidanza ma sulla base dei requisiti dei singoli casi valutati di volta in volta.
Qualora non vi fosse disponibilità, l’ospedale può rivolgersi ad altre strutture di fascia media ubicate nelle vicinanze. Una volta effettuato l’invio, viene trasmessa una comunicazione al Distretto sanitario di Sassuolo per notificare la presenza della paziente presso l’hotel individuato il cui conto verrà, chiaramente, saldato dall'Ausl.
Una risposta alle difficoltà delle famiglie delle zone montane, che rischiano di trovarsi in condizioni di emergenza durante il travaglio. L’ospitalità in hotel consente alle donne di essere già vicine all’ospedale, riducendo i tempi di intervento e aumentando la sicurezza per madre e bambino.Nel merito dell'articolo l'Ausl ha specificato che 'il progetto, attivo ormai da 7 anni e riguardante le donne di tutta l'area montana - e non solo di Pavullo era stato rinnovato in precedenza ogni anno, mentre nel 2025 per semplificare le procedure amministrative si è stabilita una maggiore durata.
Il percorso di accompagnamento e assistenza delle donne in gravidanza in Appennino, che ha portato nel tempo a ottimi risultati anche in termini di allattamento e accesso ai servizi consultoriali, anche superiori a quelli di altri territori, prevede infatti l'esecuzione di controlli presso i consultori e l'Ospedale di Pavullo e poi il contatto con l'ospedale scelto dalla donna per il parto, per conoscerne il personale e la struttura. L'alloggio può essere attivato qualora, per criticità della gravidanza individuate dai medici, negli ultimi giorni di gestazione la donna necessiti di restare nelle immediate vicinanze dell'ospedale, senza il bisogno di essere ricoverata. Si tratta peraltro di un progetto simile ad altri progetti di accoglienza che possono essere attivati per pazienti con patologie e che si trovino in particolari situazioni di fragilità' - specifica l'Ausl.