Secondo la Giunta regionale, il testo rafforza il ruolo dei Comuni nella gestione del territorio, stabilendo che il cambio di destinazione d’uso degli immobili sia possibile solo all’interno dei piani urbanistici comunali e con specifica attenzione ai contesti più delicati, come i centri storici. Il provvedimento introduce sanatorie semplificate per difformità lievi e nuove possibilità di regolarizzazione strutturale nelle aree sismiche, recependo inoltre le norme nazionali sull’edilizia libera che riguardano vetrate amovibili, tende da sole e bioclimatiche, purché non comportino aumento di volumetrie.
L’assessora alla Programmazione territoriale e urbanistica, Irene Priolo, ha sottolineato che la legge mira a garantire certezza applicativa a cittadini, professionisti e amministrazioni locali, salvaguardando i principi di legalità, semplificazione e qualità urbana. Particolare attenzione è stata riservata ai nuovi requisiti igienico-sanitari, con l’applicazione esclusiva agli edifici esistenti in caso di interventi migliorativi, evitando demolizioni speculative a favore di micro-alloggi.
Nella settimana successiva all’approvazione è prevista anche l’introduzione della modulistica edilizia unificata regionale, uno strumento ritenuto essenziale per la standardizzazione e semplificazione delle procedure.
Le opposizioni, invece, non hanno partecipato al voto. I capigruppo di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica hanno criticato duramente l’approccio della Giunta, accusandola di aver perso un’occasione per incentivare investimenti nel settore edilizio e affrontare in modo concreto la crisi abitativa. Secondo loro, il provvedimento limita le parti più innovative del decreto nazionale, scoraggiando la rigenerazione urbana e la possibilità di aumentare l’offerta di alloggi a basso costo o in locazione.
Contestano inoltre un'impostazione ideologica che considera la libera iniziativa nel settore edilizio come potenziale speculazione, ostacolando così lo sviluppo di periferie, la valorizzazione delle aree interne e il recupero del patrimonio edilizio esistente. A loro avviso, la legge avrebbe potuto dare slancio a una vera trasformazione urbana, ma si è trasformata in una regolamentazione conservativa e restrittiva.


