Un appuntamento pensato per approfondire dinamiche complesse dei conflitti di genere, includendo anche le forme di aggressività esercitate dalle donne, a livello anche psicologico, talvolta nei confronti degli uomini. Un tema controverso, ma già affrontato in letteratura scientifica e in contesti universitari. Nel caso di Modena con esperti del settore per per aprire per la prima volta in un appuntamento di riflessione di divulgazione uno sguardo su una realtà nascosta relativa anche alla dimensione maschile nascosta relativa anche alla dimensione maschile.
Eppure, nel momento in cui la locandina è stata diffusa, la vicenda è esplosa in una polemica politica senza precedenti, con una presa di posizione corale di sindaco, assessore, ai quali hanno fatto eco forze di centrosinistra, sindacati oltre che dalle associazioni femministe. Un attacco che si ferma al titolo dell'incontro, senza interrogarsi minimamente sul tema, sul profilo dei relatori (dall'avvocato penalista Gianluca Barbiero alla criminologa Cinzia Mammoliti, dalla docente Marina De Rose, referente anche per l'organizzazione del convegno, allo psicologo Franco Boldrin, passando per Maurizio Montanari e Pier Pietro Brunelli), sulla profondità del problema.
Il sindaco Massimo Mezzetti e l’assessore alle Politiche di Genere Alessandra Camporota hanno diffuso una nota durissima, contestando l’impostazione dell’evento e il suo titolo, giudicato “fuorviante” e “radicalmente lontano” dalla visione dell’amministrazione.
'L'incontro che avverrà lunedì 21 settembre alla sala Pucci non lascia ci indifferenti come amministratori che lavorano da sempre per superare quei grumi patriarcali che ancora caratterizzano la nostra società. Pensiamo infatti che sia su questo che bisogna incidere per favorire un reale cambiamento e anche per contrastare la violenza contro le donne che, al di là delle statistiche, continua a essere esercitata in primis dagli uomini - si legge nella nota -. In quello che leggiamo dalla locandina, a partire proprio dal titolo, notiamo un'impostazione che sentiamo radicalmente lontana dalla nostra e che ci preoccupa, pensando in particolare alle giovani generazioni.
Alla nota del Comune si è aggiunta una presa di posizione unitaria di Partito Democratico, Conferenza Donne Democratiche, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle, Azione, PSI, Emilia Romagna Civica, Italia Viva, insieme alle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil.
Una mobilitazione compatta, con toni altrettanto netti: 'Promuovere un impianto concettuale che definisce la violenza ‘priva di genere’ significa compiere un’operazione di grave falsificazione della realtà'.
Secondo le forze firmatarie, il convegno non rappresenterebbe un confronto scientifico, ma un tentativo di 'smantellare presidi culturali e giuridici' come il Codice Rosso, ribaltando la dinamica del potere nelle relazioni e delegittimando il lavoro dei Centri Antiviolenza.
La nota parla apertamente di 'oscurantismo', 'provocazione patriarcale' e di un rischio di arretramento culturale che offenderebbe la memoria delle vittime di femminicidio e annuncia una mobilitazione ancora più ampia, a livello provinciale. 'Associazioni come Blubramante e Donne e Giustizia hanno già aderito all’appello del centrosinistra, mentre altre realtà stanno valutando la propria posizione'.


