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Vannacci alla prova di Vannacci

Vannacci alla prova di Vannacci

Più figli, più voti, “quote azzurre” e “patriarcato mediterraneo”: abbiamo provato a trasformare in leggi le proposte di Futuro Nazionale


8 minuti di lettura

'Uno Stato autorevole che protegge i cittadini, non uno Stato che li intralcia'. Futuro Nazionale presenta così il progetto politico di Roberto Vannacci. E indica con altrettanta chiarezza ciò che vuole rimettere al centro dell'Italia: 'sicurezza, libertà concreta, famiglia, merito, identità, lavoro e difesa delle eccellenze italiane'. Parole difficili da contestare in quanto tali. Chi potrebbe essere contrario al merito? Alla sicurezza? Alla libertà? A uno Stato che protegge senza intralciare? Ed è forse proprio da qui che conviene partire per leggere il programma di Vannacci. Non dalle polemiche che lo accompagnano, né dalle etichette che gli attribuiscono i suoi avversari. Ma dai principi che Futuro Nazionale ha scelto per definire se stesso.
Prendiamoli sul serio. E proviamo a vedere che cosa accade quando 'libertà', 'merito' e uno Stato che 'non intralcia' incontrano alcune delle proposte contenute nella “Base Ideologica e Programmatica di Futuro Nazionale per l'Italia del futuro 2027-2037”. Il documento pubblicato dal movimento comprende per ora due delle tre parti annunciate. Non siamo quindi davanti al programma completo. Ma c'è già materiale sufficiente per capire quale Italia immagini Futuro Nazionale. Ed è proprio nel passaggio dai principi alle regole concrete che cominciano le domande.

'Chi non vuol lavorare, non mangi'

Partiamo da uno dei concetti probabilmente destinati a raccogliere maggiore consenso.
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Futuro Nazionale richiama espressamente il 'principio di San Paolo': 'chi non vuol lavorare neppure mangi'. Il concetto è immediato: chi può lavorare ma sceglie sistematicamente di non farlo non dovrebbe vivere per tutta la vita sulle spalle di chi lavora. Fin qui, molti potrebbero essere d'accordo. Ma il programma va oltre. Prevede che lo Stato segua fin dalla giovinezza chi non studia e non lavora, proponendo percorsi di formazione e inserimento lavorativo e tenendo conto dei rifiuti, fino alla possibilità che questi incidano molti anni dopo anche sulla pensione minima. Il principio è semplice. L'applicazione un po' meno. Che cosa significa «lavoro compatibile»? Quanto deve essere distante da casa? Quale retribuzione minima deve avere? Un laureato deve accettare qualsiasi mansione? Un genitore con figli piccoli deve trasferirsi? Si può rifiutare un contratto di un mese? E quanti rifiuti servono perché lo Stato stabilisca che una persona non ha potuto lavorare ma, più precisamente, non ha voluto lavorare? Per applicare davvero il principio, inoltre, lo Stato dovrebbe conservare per decenni la storia delle opportunità offerte e rifiutate. Immaginiamo quindi un ragazzo di vent'anni che rifiuta diverse proposte.
Quarantasette anni dopo arriva all'età pensionabile senza contributi sufficienti. Lo Stato apre il suo fascicolo e stabilisce che quei rifiuti devono incidere sulla pensione minima. A quel punto resta una domanda che il principio di San Paolo non risolve. Se quella persona non ha denaro per mangiare o pagare un affitto, che cosa facciamo? La lasciamo senza mezzi oppure interverranno Comune, servizi sociali e altre forme di assistenza? Nel secondo caso il contribuente continuerà comunque a sostenerne il costo. Avremo semplicemente trasferito la spesa da una voce pubblica all'altra. E quello Stato che Futuro Nazionale vuole «autorevole» ma che «non intralcia» avrebbe dovuto nel frattempo seguire e conservare per decenni informazioni sul comportamento lavorativo di quel cittadino. Non è una contestazione del principio secondo cui chi può lavorare dovrebbe farlo. È il problema di trasformare quel principio in una politica sociale applicabile per cinquant'anni.

Più figli, più voti

La natalità occupa una parte importante del programma. E giustamente: l'Italia ha un problema demografico enorme. Tra le ipotesi avanzate ce n'è però una particolarmente interessante: il «voto plurimo», cioè l'attribuzione ai genitori di voti aggiuntivi in rappresentanza dei figli minorenni. Futuro Nazionale riconosce che per farlo sarebbe necessario intervenire sull'articolo 48 della Costituzione.
Anche qui la premessa non è banale: i bambini non votano, ma saranno proprio loro a vivere più a lungo con le conseguenze delle decisioni politiche prese oggi. Proviamo allora ad applicare la soluzione. Due coppie entrano nel seggio elettorale. La prima non ha figli: due cittadini, due voti. La seconda ha quattro figli minorenni: sempre due cittadini adulti, ma fino a sei voti esercitati complessivamente dalla famiglia. A questo punto la questione non riguarda più soltanto la natalità. Riguarda il principio secondo il quale il voto di ciascun cittadino ha lo stesso peso. Perché un cittadino con tre figli dovrebbe esercitare, direttamente o indirettamente, un peso politico maggiore di uno che non ne ha? E se quel voto appartiene idealmente al bambino, perché dovrebbe esprimerlo politicamente il genitore? Un ragazzo di sedici anni può tranquillamente avere opinioni politiche opposte a quelle del padre. Non a caso l'articolo 48 della Costituzione oggi definisce il voto 'personale ed eguale, libero e segreto'. Cambiarlo è possibile attraverso la procedura prevista dalla Costituzione. Ma significherebbe cambiare qualcosa di molto più profondo di una politica per la natalità.

Il merito e le 'quote azzurre'

Qui diventa particolarmente interessante tornare alla presentazione ufficiale di Futuro Nazionale. Tra i valori che il movimento dichiara di voler riportare al centro dell'Italia c'è il 'merito'. Il programma propone contemporaneamente le cosiddette 'quote azzurre': una quota nei concorsi pubblici destinata ai genitori delle famiglie numerose. Aiutare chi cresce molti figli è una scelta politica legittima. In un Paese che non fa più bambini può persino essere necessario. Si può farlo attraverso detrazioni, assegni, asili, congedi, servizi o agevolazioni per la casa. Ma perché attraverso un concorso pubblico? Prendiamo due candidati. Uno ottiene un punteggio migliore e non ha figli. L'altro ottiene un punteggio inferiore e appartiene a una famiglia numerosa. Se il secondo può beneficiare di una quota riservata, abbiamo deciso che il numero dei figli costituisce un elemento capace di incidere sul risultato della selezione. È una scelta politica possibile. Ma la domanda a quel punto non arriva dagli avversari di Vannacci. Arriva direttamente da uno dei valori scelti da Futuro Nazionale: dov'è il merito? E se una quota mette in discussione la meritocrazia quando distingue in base al sesso, perché non dovrebbe farlo quando distingue in base al numero dei figli?

Il 'Mutuo tricolore': qui il problema è reale

Non tutte le proposte meritano la stessa obiezione. Il «Mutuo tricolore», per esempio, prevede agevolazioni crescenti per le famiglie con figli, fino all'azzeramento degli interessi dal terzo. Si può discutere di costi, coperture e modalità, ma il principio non ha nulla di stravagante. Se un Paese considera la denatalità un'emergenza, può decidere di spendere denaro pubblico per rendere meno onerosa la scelta di avere figli. Il punto emerge mettendo insieme le varie proposte. Più figli significano maggiori benefici economici. Possono significare vantaggi nei concorsi pubblici. E, nell'ipotesi del voto plurimo, possono significare anche maggiore peso nella cabina elettorale. Sono cose profondamente diverse. Compensare economicamente i costi sostenuti da una famiglia che cresce quattro bambini significa fare politica sociale. Attribuire al numero dei figli un valore nell'accesso al pubblico impiego o nell'esercizio del voto significa introdurre una differenza tra cittadini che non dipende più dal costo di crescere quei figli.

La libertà e il 'patriarcato mediterraneo'

Un'altra delle parole scelte da Futuro Nazionale per definire se stesso è 'libertà'. Arriviamo allora al 'patriarcato mediterraneo'. Il programma sostiene che questo modello debba essere protetto e non criminalizzato e lo associa alla formazione di 'maschi forti', capaci di controllare emozioni e passioni, proteggere le donne e offrire se stessi per la costruzione e la difesa della società.
È importante non attribuire a Vannacci ciò che non scrive. Il programma non dice semplicemente che l'uomo deve comandare e la donna obbedire. Dice qualcosa di diverso: attribuisce un valore sociale positivo a un preciso modello maschile e familiare. Ci sono uomini e donne che desiderano una famiglia organizzata nel modo più tradizionale possibile: lui lavora, lei si occupa prevalentemente dei figli. Devono essere liberissimi di farlo. Ma se il valore è davvero la libertà, dovrebbe essere altrettanto libera la situazione opposta. Un uomo che lascia il lavoro per crescere i figli mentre la moglie fa carriera è un «maschio forte»? Una donna che guadagna più del marito e sostiene economicamente la famiglia da chi deve essere protetta? La questione non è decidere quale dei due modelli sia migliore. È esattamente il contrario. Se crediamo nella libertà, perché dovrebbe deciderlo la politica?

Proteggere i bambini dai contenuti «omosessualisti»

La stessa parola, libertà, rende interessante un'altra proposta. Futuro Nazionale vuole estendere dalle 6 alle 23 la fascia protetta televisiva rispetto a contenuti definiti «genderisti» e «omosessualisti», prevedendo sanzioni. Anche qui partiamo da un principio sul quale è facile concordare: un bambino deve essere protetto dai contenuti sessuali non adeguati alla sua età. Una scena sessualmente esplicita, però, può essere vietata ai bambini indipendentemente dal fatto che coinvolga una coppia eterosessuale o omosessuale. Il programma utilizza invece il termine «omosessualista». E una legge deve necessariamente definire ciò che vieta. Due uomini che si baciano in una fiction sono un contenuto «omosessualista»? Una pubblicità nella quale compare una coppia gay? Un film in cui un bambino vive con due madri? Un telegiornale che racconta il matrimonio tra due uomini celebrato all'estero? Se la risposta è no, bisognerà spiegare che cosa sia esattamente il contenuto vietato. Se la risposta è sì, allora non stiamo più semplicemente proteggendo i bambini da immagini sessualmente esplicite. Stiamo stabilendo quali rappresentazioni dell'omosessualità possano apparire in televisione per diciassette ore al giorno. E qualcuno dovrà controllarlo. Programma per programma, film per film, pubblicità per pubblicità. Ancora una volta torniamo alla definizione iniziale di Futuro Nazionale: «uno Stato autorevole che protegge i cittadini, non uno Stato che li intralcia». Dove finisca la protezione e dove cominci l'intralcio diventa, a questo punto, una domanda legittima.

Vannacci alla prova di Vannacci

Ed è forse questa la chiave più interessante per leggere il programma di Futuro Nazionale. Non confrontarlo con i valori della sinistra, del centro o dei suoi avversari. Confrontarlo con quelli che il movimento ha scelto per se stesso. Merito. Libertà. Lavoro. Famiglia. E 'uno Stato autorevole che protegge i cittadini, non uno Stato che li intralcia'. Se il valore è il merito, bisogna spiegare perché il numero dei figli possa determinare un vantaggio in un concorso pubblico. Se il valore è la libertà, bisogna spiegare perché la politica debba indicare un modello culturalmente preferibile di uomo e famiglia. Se lo Stato non deve intralciare, bisogna spiegare quanto debba controllare la vita lavorativa di un cittadino per decenni o la programmazione televisiva per diciassette ore al giorno. Sono domande, non sentenze.
E forse è proprio questo il modo più serio per valutare Roberto Vannacci. Perché sarebbe un errore sottovalutarne la forza politica. Parla di problemi reali: denatalità, abuso dei sussidi, sicurezza, costi sostenuti dalle famiglie, difficoltà di molti genitori nell'orientarsi in una società che cambia rapidamente. E riesce a condensarli in risposte estremamente efficaci. Chi può lavorare deve lavorare. Fai figli, lo Stato ti aiuta. I bambini vanno protetti. La famiglia viene prima. È proprio qui la forza del messaggio. Ma governare comincia esattamente dove finisce lo slogan e non occorre essere contro Vannacci per accorgersene. Basta fare ciò che Futuro Nazionale invita implicitamente a fare presentando un programma politico: prenderlo sul serio e provare ad applicarlo.

B. Lazzari
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