“L’associazione tra smog e Coronavirus è un’ipotesi non verificata. Al momento non esistono infatti studi approvati e condivisi dalla comunità scientifica in grado di dimostrare una maggiore diffusione del Coronavirus nelle aree dove c’è più inquinamento da particolato atmosferico. Sarebbe bene, quindi, in un momento di difficoltà come quello che stiamo attraversando, evitare di diffondere informazioni non sufficientemente verificate. E’ anzi proprio in questi momenti che occorre dare ai cittadini informazioni basate su ricerche accurate e approfondite, per coinvolgerli in modo consapevole e utile”. Così l’assessore regionale all’Ambiente, Irene Priolo, dopo la diffusione di una nota di alcuni ricercatori italiani che ipotizza una correlazione tra smog e aumento contagio.
L'assessore si inserisce dunque in una disputa tra medici e scienziati: da una parte 'Biologi per la scienza' e la 'Società italiana di aerosol (Ias)' (qui il documento) che frenano sulla ipotesi dichiarando che 'un eventuale effetto dell'inquinamento sul coronavirus, dunque, è allo stato attuale delle conoscenze un'ipotesi che dovrà essere accuratamente valutata con indagini estese e approfondite', dall'altro lo studio della Società italiana di medicina ambientale (Sima) qui visionabile con Università di Bari e Bologna che evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 registrati
nel periodo 10-29 febbraio e il numero di casi di Covid-19 aggiornati al 3 marzo.E Priolo, nel suo intervento politico, si schiera con la parte di scienziati e medici che negano la connessione.



