“Una epidemia che ha paralizzato le attività economiche con conseguente aumento della povertà, fatto cambiare le abitudini, costretto la gente a casa, chiuso le scuole - scrive Franco Rabitti in un commento – costringendo a scelte difficili come chi vaccinare per primi, se cioè privilegiare la salute a scapito della produzione. Ma Stephen King non immaginava di certo che la sua fantasia narrativa sarebbe diventata realtà 40 anni dopo, che vede ora un Paese allo stremo, fermo da un anno, con la chiusura di teatri, cinema, musei e scuole ma, soprattutto, con tanti morti in Italia ma anche in provincia di Modena. Una tragedia insomma. E davvero qualcuno avrebbe immaginato – aggiunge Rabitti – che la popolazione avrebbe potuto accettare disciplinatamente una situazione del genere, con un 'parterre' politico e una gestione nazionale e locale della pandemia dimostratasi assai modesta e così impreparata e incerta? E allora noi cittadini ci meritiamo un plauso per esserci comportati bene e attendiamo ora che chi ci governa faccia quanto dovuto per farci uscire da questo incubo”.
Ma lasciato lo 'Scorpione' alla fantasia di King, parliamo oggi della decisione di Draghi di una riapertura parziale di talune attività come quella della ristorazione, decisione che lui stesso ha definito “un rischio calcolato” per venire incontro alle giuste proteste dei gestori di queste attività colpite da un troppo lungo lockdown non sempre compreso perchè presenta evidenti contraddizioni. Un messaggio di fiducia e di speranza, questo, per il futuro di un Paese stremato che diventa una necessità dopo un anno durante il quale è andato tutto male, con troppi errori e ritardi e troppi morti e perchè ci siamo fatti trovare impreparati a fronteggiare la prima epidemia, poi la seconda e ora anche la terza, con scelte sbagliate come quella dei banchi a rotelle e dei monopattini, con la mancanza iniziale delle mascherine, poi dei ventilatori e successivamente dei reparti ospedalieri attrezzati ad ospitare i contagiati e con una serie di decisioni che il governo Conte poteva e doveva adottare prima per cercare di contrastare il diffondersi della pandemia.
L'ora del rinnovamento e del cambio di passo, insomma, anche se ancora timido, con la consapevolezza tuttavia che la ricchezza lasciata per strada nessuno ce la darà più, con settori devastati, disoccupazione in aumento, povertà crescente, categorie sole e abbandonate. Altro che gli slogan qualunquistici e demagogici del tipo “andrà tutto bene, ce la feremo, ne usciremo meglio di prima, nessuno sarà lasciato solo”, come andavano ripetendo noiosamente e propagandisticamente i nostri amministratori locali, dai sindaci al presidente della Regione. Resta ora in tutta la sua drammaticità l'interrogativo su quali siano le strategie per il futuro e per la ripresa economica elaborate da chi ci governa a Roma, in Regione e a Modena, cosa fare e come e quando intervenire a sostegno dei comparti produttivi ed economici maggiormente in difficoltà.
Cesare Pradella


.jpg)
