'Nei confronti delle istituzioni e della politica il giornalista deve essere un cane a guardia e non un cane da compagnia. La mafia si combatte informando, non girando la testa dall'altra parte perchè in quel caso la responsabilità del giornalista è doppia'. Lo sa bene e ne è testimone Paolo Borrometi, giornalista d'inchiesta. I suoi articoli contro il sistema mafioso siciliano gli sono costati minacce di morte ed un'aggressione che nel 2014 gli ha provocato una menomaziona alla spalla. Ma dalle denuncie per le minacce ricevute sono nati processi importanti che hanno portato di recente alla condanna del reggente del clan mafioso a Ragusa. Giornalista per l'Agi trasferito da Ragusa, sua città d'origine, a Roma, oggi vive sotto scorta. Lo abbiamo incontrato a Modena, dove questa mattina, lunedì 8 maggio, dalle ore 9, interverrà alla giornata di studi organizzata dalla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Modena e Reggio Emilia e nel seminario 'Giornalisti contro: come una penna può fermare la mafia' insieme a Sandro Ruotolo.


